GRIS
GRIS è un platform molto semplice come difficoltà, meccaniche e level design che punta sull’atmosfera e sullo storytelling.
Il tema principale del titolo è il lutto e il suo superamento. Gris, la protagonista del gioco, affronta i difficili ma inevitabili sentimenti negativi della vita che accompagnano la morte dei propri cari (in questo caso la morte della madre). Gris inizia in un mondo grigio e senza prospettive che piano piano si trasformerà in uno più colorato e pieno di possibilità.

Il colpo d’occhio in GRIS è accativante ed è uno dei suoi punti di forza. Grafica semplice ma efficace nel voler esser mezzo d’espressione di emozioni rappresentata da una buona palette di colori usata in maniera egregia.

L’aspetto più riuscito del gioco è senza dubbio il comparto sonoro, che più di ogni altro elemento è riflesso delle emozioni, fulcro del gioco. Uno degli ultimi poteri ottenibili in GRIS inoltre è il canto della ragazza che permette di modificare l’ambiente che la circonda in maniera ottima, riflettendo la sua capacità di reagire agli eventi e non più solo di subirli passivamente come avviene nelle prime fasi di lutto.

GRIS dura giusto un paio d’ore. Per godere al massimo dell’esperienza bisogna completarlo tutto in una tirata. Durata breve e appena sufficiente anche per un titolo che non vuole strafare e aggiungere contenuto superfluo e fine a se stesso. Esiste una cutscene sbloccabile dopo aver completato i vari livelli al 100% ma non mi ci sono cimentato.

In GRIS il gameplay è un elemento di contorno volto a essere un mezzo per supportare lo storytelling. Allo stesso tempo però questo contorno è il perfetto accompagnamento per un titolo del genere. Il platforming e il level design risultano semplici così come i puzzle presenti. Nonostante la semplicità è piacevole saltare e arrivare alla fine dei vari livelli, tutti connessi in un unico grande livello connesso da una sorta di hub centrale. Carina l’idea di fornire nuovi poteri a Gris man mano che il gioco progredisce a mo’ di Metroidvania. Questa progressione si sposa benissimo con l’avanzare dello stato interiore di Gris.

In conclusione, GRIS è un gioco indirizzato a coloro che vogliono emozionarsi e rilassarsi con un piattaforma semplice e che non porta con sé sfide impegnative, che vanta di uno stile artistico di tutto rispetto dalla durata ridotta.

To the Moon
To the Moon è un’avventura sviluppata in Rpg Maker incentrata sulla storia. Non è possibile considerarlo un gioco di ruolo vero e proprio perché mancano gli elementi tipici del genere come le fasi di combattimento, gestione del party e compagnia. Si esplora il mondo circostante, si ottiene qualche oggetto e si prosegue, tutto per seguire unicamente le vicende narrative.

In To the Moon si racconta la storia di Johnny Wyles, un uomo in età avanzata a cui non resta molto da vivere. La Sigmund Agency of Life Generation è un’azienda che si occupa di rendere gli ultimi istanti di vita delle persone più tollerabili somministrando loro dei ricordi fittizi tramite marchingegni tecnologicamente avanzati. Il desiderio di Johnny è quello di andare sulla Luna. Per accontentarlo i dottori Neil Watts ed Eva Rosalene devono prima capire il motivo di tale desiderio e per farlo si avventureranno nei veri ricordi del vecchio.
Da queste premesse iniziano gli eventi del gioco che si sviluperanno e affronteranno la vita di Johnny e di sua moglie, già defunta, River. Ovviamente la trama e la scrittura dei personaggi è il punto focale del titolo essendo completamente story driven, elementi che intrattengono ed emozionano il giocatore.

Essendo un gioco sviluppato con Rpg Maker è chiaro che la pixel art la faccia da padrone. Non sono un fan accanito di questa scelta artistica in generale ma posso capirne il perché. In ogni caso graficamente il gioco risulta sufficiente, senza picchi da riportare.
Alla grafica pixelosa fa accompagnamento una colonna sonora senza infamia e né lode.
La durata dell’avventura è breve e mi ha impegnato per circa 4 ore.

Come accennato prima il gameplay dei gdr è assente se non per la presenza di sessioni di esplorazione attraverso i vari ricordi di Johnny distribuiti su un grande arco temporale, dai suoi ultimi momenti accanto alla moglie fino alla sua infanzia. In queste fasi il giocatore controlla i due dottori della Sigmund e dovrà trovare degli elementi salienti da analizzare per comprendere il motivo alla base del desiderio di Johnny di andare sulla Luna. Il gameplay è tutto qui, oltre alle finestre di dialogo tramite le quali viene narrata la storia.

Avrei già un’idea di quali voti fornire a To the Moon ma per il momento li tengo in sospeso, dato che in un prossimo articolo voglio affrontare un tema complesso, ovvero cos’è che rende un videogioco tale. Questa domanda mi è venuta spontanea dopo aver affrontato STEINS;GATE e STEINS; GATE 0, ovvero due visual novel, a cui To the Moon sembra tendere. Mi limito al momento nel concludere che la storia è carina e commovente ma niente di eccezionale e consiglierei To the Moon solo a fan sfegatati di titoli pixel art/sviluppati con Rpg Maker. Personalmente ho sentito molto la mancanza quasi totale di gameplay, fatto che invece non è avvenuto per quanto riguarda la run di STEINS;GATE, opera di cui sono stato totalmente rapito.

