FINAL FANTASY VII REBIRTH è il secondo capitolo della trilogia remake di FFVII, diretto seguito di FINAL FANTASY VII REMAKE che ho recensito qui. È un action RPG che rientra nella categoria degli open world.
La storia narrata riparte esattamente da dove REMAKE si è fermato. Il gruppo di Cloud lascia la città di Midgar per mettersi alla ricerca di colui che minaccia il futuro dell’umanità e del pianeta, Sephiroth. Allo stesso tempo dovranno muoversi con cautela dato che la Shinra è ancora una volta sulle loro tracce e ha diffuso per il mondo degli avvisi di taglia raffiguranti i loro volti. La prima tappa è Kalm, dove l’Avalanche si riorganizza sulla base delle informazioni che Cloud condivide riguardo al suo trascorso con Sephiroth, infatti i due avevano lavorato insieme come SOLDIER. La trama verte proprio su di lui, sulla sua scoperta e ricerca, con un pizzico di Shinra qua e là che però passa in secondo piano quando vengono presentate le motivazioni di mister aura, il misterioso popolo alieno dei Gui e quello antico dei Cetra. E mi fermo qui per quanto riguarda la trama, intrigante e non semplice.
Tra i personaggi, sia primari che secondari, si aggiungono diversi volti: Elena tra le fila dei Turks per sostituire il malato Reno; Yuffie, Caith Sith, Vincent Valentine e Cid Highwind che invece si uniscono alla ciurmaglia. Tra quest’ultimi i primi tre sono giocabili mentre gli altri due sono solo di supporto nel viaggio. Yuffie già la conosciamo tramite l’episodio INTERmission di REMAKE. Caith Sith è un gatto robot che viene controllato dal direttore dell’urbanistica Shinra. Vincent è il custode della residenza Shinra, una dimora nei pressi di Nibelheim, città natale di Cloud e Tifa, dove l’azienda conduceva esperimenti segreti ed è stato in precedenza un ex Turk oltre ad aver avuto qualche problema con il professor Hojo. Cid infine è un pilota di aeronavi che sarà di gran aiuto al gruppo per spostarsi di zona in zona. Subito all’inizio del gioco compare anche Zack Fair, ex SOLDIER, amico/compagno di Cloud ed ex fidanzato di Aerith.

Finalmente c’è uno sviluppo interessante per Tifa e Cloud, maggiore per quest’ultimo in quanto le sua azioni sono più importanti nel muovere la trama. Oltre a loro anche tutti gli personaggi giocabili godono di un meritato spotlight, sia dal punto di vista narrativo che di gameplay. Un punto negativo invece, e forse un po’ SPOILER, è che nonostante ci sia un approfondimento importante di tutti i personaggi, della struttura del mondo, di varie motivazioni che sorreggono punti della trama, si parte con la ricerca di Sephiroth come inizio e si conclude allo stesso modo.
L’equilibrio tra cutscene e gameplay sbilanciato di REMAKE viene assestato e sta nelle mani del giocatore poter decidere quanto e quando proseguire con la trama invece che perdersi nell’immenso e bellissimo open world ricco di paesaggi e scenari come montagne, paludi, spiaggie, deserti, foreste, villaggi e pure un parco di divertimenti.

La grafica è fenomenale, immensa, fantastica da titolo AAA quale è REBIRTH. Il mondo di gioco esplorabile è enorme e ricco di dettagli. I paesaggi riportati sono maestosi e viene difficile fare un computo di tutti gli scorci spaccamascella che si godono durante l’avventura. Piccolo neo per quanto riguarda la poco interazione con alcuni elementi degli scenari, come per esempio la penetrazione del personaggio nella flora senza che questa si muovi o ne risenti di alcun tipo di pressione o reazione. Niente di importante comunque.

I modelli dei personaggi e in particolare i volti sono molto convincenti, migliorando dove possibile quanto già di buono visto in REMAKE. I capelli e il loro movimento sono i dettagli che più mi hanno colpito.

L’illuminazione supportata dal path tracing è resa perfettamente e la luce che filtra dai pertugi è molto realistica. Passare da un ambiente aperto dove la luce del sole risplende a uno chiuso come una grotta provoca un effetto incredibile. I corsi d’acqua e i loro riflessi sono pure di assoluto livello.
Da segnalare presenza di stuttering, anche durante la presentazione delle cutscene, con tutti i settaggi grafici maxati in 4K. Abbassare il frame generator, oltre ovviamente la risoluzione, sembra ridurre il problema. Il gioco rimane fluido praticamente sempre con l’eccezzione della sessione in miniera dove si prende il controllo di un carretto a mo’ di montagna russa. Rimane quel piccolo fastidio della costante presenza a schermo della legenda dei tasti durante i combattimenti.




Miglioramento anche per quanto riguardo il comparto del sonoro, arricchito di molte tracce e arrangiamenti variegati rispetto alla quasi monotonia di REMAKE con i suoi toni cupi e industriali. Scelta che accompagna chiaramente il diverso setting del titolo che esce dalle mura di Midgar. Risultato eccelente. Chicchetta rappresentata dal minigioco in cui è possiblie suonare il pianoforte, sia in free style che seguendo la struttura di un rhythm game con alcune musiche dell’OST, che racchiude diversi brani di livello.
Se REMAKE durava decisamente troppo per quello che effettivamente aveva da offrire, REBIRTH dura tanto ma offre anche tanto contenuto. Anche troppo per chi volesse godere principalmente della storia. La struttura da open world è riempita da tante side quest che sono una buona scusa per grindare livelli ed esplorare gli scenari. Buona parte sono anche ben riuscite. Il problema sta nel seguire sempre la stessa rigida sequenza: arrivo in una nuova zona, esplorazione, attivazione delle torrette (per trovare i vari punti di interesse), battute di caccia, completamento delle quest rimanenti. Alla terza/quarta volta questo schema risulto noiosetto e poco ispirato.
Quando il numero di side quest tende a essere cospicuo è fisiologico che non tutte siano risucite. Tra queste le più brutte e pesanti sono la ricerca di oggetti nascosti con il chocobo la scannerizzazione di fontane per vari insight e altre missioni e la sincronizzazione degli altari per indebolire gli esper da affrontate prima del loro reclutamento (una volta compiuto questi altari li buffano invece). Potevano tranquillamente essere ridotte a una per tipo, massimo massimo due.

Tra le mille attività che il titolo offre troviamo tantissimi minigiochi, alcuni veramente ben costruiti. I minigiochi trovano la loro dimora nel Gold Saucer, un enorme parco dei divertimenti che ospita la corsa dei chocobo (un Mario Kart budget), uno shoot ’em up, un picchiaduro mezzo ritmico, la corsa con le moto e Queen’s Blood. Quest’ultimo è un profondo gioco di carte il cui obiettivo è totalizzare più punti dell’avversario prendendo il controllo di una o più di tre lane posizionando le carte del proprio mazzo (ce ne sono centinaia) e sfruttando i loro effetti peculiari. A questo gioco è dedicato una serie di quest.
Il rovescio della medaglia di quest’enormità di contenuto è che la storia principale viene un po’ trascurata e messa in secondo piano. La sensazione che ne scaturisce è che sembra di vivere un’avventura con gli amici alla scoperta del mondo e della sua bellezza più che cercare di salvarlo da un individuo dai poteri divini.

Gameplay. Altro elemento da analizzare, altri miglioramenti alla formula. Uno su tutti, ovviamente, l’esplorazione, già affrontata in maniera superficiale nel corso della recensione. Ma partiamo dal combat system, basato sempre sulla gestione della barra ATB. Sono state introdotte le abilità sinergiche che come da nome combinano le mosse di due dei tre membri del party per arrecare danno extra a nemici stremati o fornire un bonus momentaneo come l’aumento della barra ATB (da due a tre tacche) o come la magia “infinita” (non si consumano punti magia per castare) e infine sbloccare un livello aggiungitivo del “limite” per utilizzare le abilità più potenti. Oltre a tutte queste appena elencate che rientrano in una categoria, ne esiste un’altra di abilità sinergiche dagli effetti e danni più blandi che non consumano ATB.
Il numero dei personaggi giocabili è aumentato. Il numero dei nemici affrontabili è aumentato in misura spropositata spostando il focus dai nemici umani della forza militare Shinra a quello delle belve, rappresentate da tantissime specie diverse dai design e pattern d’attacco convincenti. Le boss fight sono memorabili e spettacolari e richiedono un minimo di strategia anche al livello di difficoltà normale.
Il level design è migliorato sostanzialmente avendo ora a disposizione tante zone esplorabili e diversi dungeon e non solo corridoi angusti e qualche porzione più larga rappresentata dalle “città” (settore 7 e mercato murato). L’esplorazione può essere affrontata al galloppo dei chocobo, che dispongono di abiltà caratteristiche del suo habitat (scalata sulle pareti verticali, volo tramite colonne d’acqua, planata, ecc.). Sparsi dapperttutto nella mappa ci sono moltissimi materiali che si possono raccogliere per poi creare tramite la loro trasmutazione oggetti utili come pozioni ed equipaggiamenti.


Realizzazione. Come per REMAKE questo punto è molto influenzato dalla natura episodica della trilogia. Però senza alcuna ombra di dubbio REBIRTH è un open world che fa bene il suo lavoro ed è apprezzabilissimo preso anche come stand alone a differenza del predecessore. Forse si può affermare che la deriva open world, che rappresenta una svolta sicuramente dettata dalla pressione del mercato moderno, faccia uscire troppo l’opera dagli argini del corso FFVII e che il riflettore dovrebbe essere posto in misura maggiore sulla storia. Se consideriamo d’altro canto l’intento di rendere attuale e al passo coi tempi un gioco del ’97 non ci vedo così tanti problemi, fermo restando che uno dei punti salienti di un JRPG rimane la storia e le critiche in tal senso possono essere prese in seriamente in considerazione.

Per concludere, ogni punto che si poteva, e si doveva, migliorare in REMAKE è stato migliorato. FFVII REBIRTH è un eccellente action RPG open world, uno dei migiori su cui abbia messo le mani, che racconta le vicende del gruppo di Cloud alla ricerca di Sephiroth una volta lasciata Midgar alle spalle e lo fa spingendo il giocatore ad attraversare un mondo artisticamente stupendo dagli scorci emozionanti, sorretto da stile e grafica da primo della classe. Colonna sonora ottima. La trama, vissuta da personaggi interessanti, deve ancora trovare la sua conclusione (ovviamente) ma il gameplay ha già raggiunto un livello da encomiare (che però sembra possa raggiungere un picco più elevato, scrivendo queste righe dopo la visione del trailer di FFVII REVELATION).


