Recensione Cyberpunk 2077: Ultimate Edition

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Cyberpunk 2077: Ultimate Edition è il famoso action RPG open world sviluppato da CD Projekt RED nella sua versione completa che include il DLC Phantom Liberty. Il titolo è ambientato nell’anno 2077 in un universo cyberpunk (chi l’avrebbe mai detto eh?) a Night City, città fittizia della California.

Il gioco inizia con un editor molto approfondito del proprio personaggio, attraverso il quale è possibile pure modificare le dimensioni dei propri genitali. È possibile scegliere il proprio background a livello di storia tra tre: Nomad, Street Kid e Corpo. La scelta comporterà la presenza di linee di dialogo uniche. L’ultima personalizzazione disponibile fin da subito riguarda i punti abilità del personaggio, suddivisibili liberamente entro cinque categorie: body, reflexes, technical ability, intelligence, cool.
Dopodiché inizia la prima missione che funziona da tutorial, che ci porta dalla periferia del deserto denominata Badlands, passando il confine, all’interno di Night City, città indipendente da i Nuovi Stati Uniti d’America (NUSA) e governata da mega corporazioni, qualora aveste scelto il percorso Nomad come me. Si fa subito la conoscenza di Jackie Welles, un criminale con cui si instaurerà un rapporto di collaborazione lavorativa e anche di amicizia. Una volta concluso il tutorial/prologo avviene un time skip di sei mesi, riassunto da un filmato che mostra i momenti salienti di questo periodo e di come V (il nome del personaggio giocabile) e Jackie familiarizzano con lo stile di vita di Night City. Segue una serie di quest che serve a costruire il pacing per arrivare alla missione che cambia il ritmo del gioco e il futuro di V. Da qui in poi metto un AVVISO SPOILER.

I due compari devono rubare un chip dal valore economico immenso che rappresenta il frutto della ricerca avanzata dei laboratori Arasaka. Gli Arasaka sono la famiglia di origine giapponese a capo dell’omonima mega corporazione che tiene le redini dell’economia globale oltre a quella di Night City, essendo di fatto uno dei padroni del mondo attraverso il suo strapotere finanziario. Il chip è tenuto in custodia da Yorinobu Arasaka dopo averlo rubato come ennesimo atto di ribellione verso il padre, il presidente Saburo Arasaka. I due arrangiano un appuntamento a Night City, all’ hotel extra lusso Konpeki Plaza, per discutere della faccenda. Ed è proprio lì che V e Jackie colpiranno. Il piano è stato architettato da Dex DeShawn, un fixer (una specie di manager della malavita con i contatti) che gode di una certa fama.

Seguendo passo dopo passo quanto previsto dal piano, i due compari riescono a intrufolarsi nella suite privata dove risiede Yorinobu e trovano il chip. Ma qualcuno sta arrivando. Capendo che a breve avranno compagnia, decidono impulsivamente di nascondersi all’interno della stanza. Si ritrovano così casualmente testimoni dell’incontro tra i due Arasaka. Tuttavia l’appuntamento prende una strada tortuosa e inaspettata. Saburo, rimasto solo con il figlio dopo aver allontanato la propria guardia del corpo, si accascia al suolo. Yorinobu ha avvelenato e ucciso il padre. Tuttavia recita la parte dell’ignaro sventurato verso le parti in torto. Ora iniziano i guai per Jackie e V. Infatti viene presto segnalata la loro presenza. Devono fuggire. E velocemente. Nonostante la grande presenza di forze di sorveglianza e sicurezza, riescono in qualche modo nell’impresa, pagando però un prezzo molto caro. Jackie, ferito gravemente, non riesce a sopravvivere. V per salvaguardare il chip non trova alternative che piantarselo in testa. Poi si ricongiunge con Dex. Quest’ultimo però non è contento dell’operato svolto in quanto il polverone che è stato alzato andrà inesorabilmente a recare problemi direttamente a lui e al suo business. Dex tradisce V e lo uccide. A questo punto si attiva il chip, il quale contiene la coscienza, o meglio la personalità sotto forma di codice, di Johnny Siverhand, un personaggio vissuto a Night City diversi decenni prima. Si attiva un ricordo di Johnny che il giocatore rivirà in prima persona, di quando tentò di nuclearizzare l’Arasaka Tower, la torre sede principale della mega corporazione. Una volta completata questa missione, V torna in vita ma dovrà convivere con la presenza scomoda della personalità di Johnny. Queste sono le (lunghe) premesse narrative dell’ascesa al vertice della notorietà di V nel mondo di Night City.

La trama verte su V e la sua continua lotta per sopravvivere: il chip che contiene Johnny lo sta pian piano uccidendo, sostituendone la personalità. Ampliando la sua rete di conoscenze ed esplorando le magiche e pericolose strade di Night City, V si avvicinerà sempre di più al suo obiettivo e nel mentre imparerà a conoscere meglio il personaggio di Johnny, interpretato dal famoso attore Keanu Reeves. Il rapporto che si instaurerà tra i due è letteralmente il fulcro del gioco e si svilupperà attraverso un dialogo interno fanstastico: V vede una proiezione di Johnny nel mondo esterno ma sa che in realtà si cela tutto nella sua testa.
In generale tutti i dialoghi sono scritti bene e interpretati altrettanto. Il gioco vanta tanti bei personaggi che rimangono nel cuore. La trama è carina e intrattiene, anche se probabilmente gli eventi racchiusi in Phantom Liberty, ai quali è possibili accedere dopo aver raggiunto una certa notorietà (metà del gioco circa), sono ancora più intriganti.
Il picco positivo della storia è rappresentato dal world building: l’atmosfera e la realizzazione cyberpunk è semplicemente incredibile. La città è simbolo di un evoluzione tecnologica che entra in simbiosi con la biologia dell’essere umano, trascendendo questo confine. Il transumanesimo è onnipresente infatti ed è rappresentato dalle infinità di impianti cibernetici che possono essere innestati nel corpo, così come dall’avanzata IA e della possbilità di “trasformare” la coscienza umana in linee di codice che vagano nel cyberspazio. A questi elementi futuristici contrastano molto bene armi bianche come le katane e automobili vecchio stile. Night City è un luogo di perdizione che consuma l’uomo rendendolo meno umano, sia fisicamente che psicologicamente, più tempo passa al suo interno: violenza, corruzione, povertà, sessualizzazione spinta sono i valori cardini contro i quali è impossibile battersi. È il gioco con le tematiche e i contenuti più “adulti” su cui abbia messo le mani da un po’ di tempo a questa parte.

Passiamo alla grafica. Cyberpunk 2077 è un videogioco che ancora oggi spinge al massimo le componenti del PC. Non voglio immaginare quanto soffrano le console e capisco le difficoltà all’uscita su PS4 e Xbox One. Fatto sta che se si dispone di una macchina su cui far girare il titolo, Night City lascia senza fiato. La città è stupenda, ricca di NPC e stracolma dei più piccoli dettagli a schermo. Il sistema di illuminazione con Path Tracing attivo sembra rendere l’atmosfera irreale e onirica, con riflessi che paiono a volte forzati e sono al tempo stesso una gioia per gli occhi. Quando si passa da un ambiente molto scuro a uno dove la luce “naturale” abbonda causa un fastidioso effetto accecante, specialmente impiegando l’HDR. I modelli dei personaggi così come le loro animazioni facciali sono di livello assoluto e complice una buona prova attoriale le emozioni sono rese a schermo con fedeltà. Gli effetti “glitch” dovuti all’interferenza del chip “Johnny” e anche altri malfunzionamenti come salute critica e hacking subito rendono perfettamente l’idea di non essere soltanto degli esseri umani. L’acqua è l’elemento meno riuscito e in una produzione di tale livello mi ha lasciato spiacevolmente sorpreso.
Ricordo di aver giocato la versione Ultimate ultra patchata, quindi non ho avuto il dispiacere di provare i vari obbrobri della versione day one. Nonostante ciò ho incontrato qualche bug e glitch saltuario nelle mie 70 abbondanti ore, come macchine che spariscono, compenetrazioni dei personaggi, voli sotto la mappa e rari crash.

La colonna sonora è buona. Funziona in stile GTA, come accompagnamento musicale mentre si è alla guida di un veicolo tramite le diverse stazioni radio disponibili. I generi rappresentati sono tanti e possono soddisfare i gusti di tutti. Personalmente accompagnavo le mie sessioni di guida con la techno e soprattutto con Body Heat Radio e la sua dance pop di cui purtroppo cado fin troppo spesso vittima. I Really Want to Stay at Your House di Rosa Walton è un pezzo di cui sono innamorato e che tocca corde profonde. A quanto ne so è in grado di struggere l’animo dopo aver visto l’anime Cyberpunk Edgerunners di Netflix. Gli effetti sonori sono ok, niente di straordinario da segnalare. Come già menzionato, il voice acting è di alto livello e aiuta parecchio la trama e i dialoghi.

La campagna principale dura tra le 10 e le 20 ore. Ma rushare un gioco del genere è un crimine. Night City va esplorata e vissuta. La moltitudine di side quest va goduta. Bisogna ammettere che ci sono missioni secondarie poco ispirate. In particolare faccio riferimento ai compiti dei vari fixer, ognuno dei quali “controlla” una particolare zona della città. Essi forniranno una serie di compiti alla cui fine segue un’utile ricompensa (un’arma, un veicolo, una mod, ecc.). Il problema è che la struttura di questi compiti è sostanzialmente sempre la stessa: salva ostaggio x, uccidi target y, ruba oggetto z, ecc. La ripetitività si fa sentire.
Di contro, il ritmo delle missioni più importanti è fantastico e sono state pensate bene. Il senso di progressione segue di pari passo la lenta ascesa alla conquista di Night City, da ultimo arrivato a god like. Per finire, la rigiocabilità è molto buona data la mole di personalizzazione, la possibilità iniziale del proprio background, le abbondanti opzioni di dialogo e le diverse build utilizzabili e customibizzabili data la possibilità di resettare i punti abilità in ogni momento.

Gameplay. Cyberpunk è un gioco di ruolo molto improntato all’azione, con la base di un sistema di shooting molto soddisfacente. La visuale è in prima persona è ciò potrebbe essere considerato un malus da parte di chi preferisce vedere a schermo il personaggio dopo aver dedicato diverso tempo nella sua creazione tramite l’editor e magari in giro per i negozi di abbigliamento. A me non ha turbato per nulla, anzi la ritengo una scelta che si sposa bene con i comandi e le azioni in game che il titolo offre. Magari sarebbe stato più corretto aggiungere un opzione per modificare il punto di vista dalla prima alla terza persona (se questa funzione fosse già presente senza l’apporto di MOD faccio capo chino). Esistono due modi di affrontare le missioni di gioco grossomodo: il classico approccio caciarone entro, spacco, esco, ciao con il quale si crivella di colpi tutti i nemici che si parano davanti; l’approccio stealth dove si cerca di isolare ed eliminare il singolo nemico per evitare di attirare l’attenzione. Sotto queste due macro categorie si diramano tantissime possibilità che sono legate alla fantasia del giocatore, al tipo di armi che vuole utilizzare, al tipo di abilità sviluppate e al tipo di innesti utilizzati. Le armi sono LMG, SMG, fucili d’assalto, pistole, cecchini, pompa, granate, mazze, katane, cavi taglienti. Alcune armi possono montare accessori come mirini, silenziatori, mod per ridurre lo spread dei colpi o aumentarne la “rimbalzosità” sulle superfici. Le abilità sviluppate possono aprire le porte ad hacking aggressivo che permette di stordire, avvelenare, bruciare (e tanto altro) i nemici, oppure aumentare la propria furtività, oppure ancora aumentare i propri punti vita e la capacità di assorbire più danni. Gli innesti sono invece la sezione di personalizzazione più avanzata di tutte. Sono avviabili presso le cliniche dove operano i ripperdoc e possono modificare il corpo sia a livello estetico che funzionale. Le gambe possono aumentare la velocità di corsa, permettere degli scatti (anche a mezz’aria) o il doppio salto. Le braccia possono colpire i nemici con pugni infuocati, elettrici o essere sostituite da lame. Il “sistema operativo” giusto permette l’hackeraggio prima accennato. Si possono avere due cuori che funzionano da vita extra o ancora un telaio più resistente a mo’ di armatura aggiuntiva. Di innesti ne ho nominati veramente pochi, ce ne sono tantissimi. La varietà data dalla combinazioni di tutti gli elementi discussi finora è uno dei punti forti del gioco. Quasi nessuno ha avuto la stessa identica esperienza di gioco in tutto e per tutto.

La mappa è esplorabile a piedi, in auto, in moto, in taxi, in metro. Ah, anche con il fast travel se si raggiunge il punto d’interesse corretto ovviamente. La guida è responsiva e soddisfacente e le missioni in cui si gareggia sono più che riuscite.
I nemici che si affrontano sono divisi tra diverse fazioni facilmente riconoscibili dagli indumenti peculiari che indossano. L’IA che li guida nei combattimenti è credibile e rende gli scontri ostici e strategici. Le boss fight impegnano e divertono, in particolare quelle del DLC che sono fenomenali.

Ecco ora arrivato il momento in cui parlo apertamente per la prima volta della Realizzazione. Io sto giudicando e recensendo Cyberpunk 2077 a maggio 2026 nella sua versione Ultimate, acquistata su GOG. Il gioco uscì originariamente nel dicembre 2020 e la differenza tra le due versioni è abissale. Fecero scalpore le problematiche enormi che afflissero il gioco all’uscita, tra ingiocabilità delle versioni console e bug che rompevano il gioco costantemente. Io ne ho trovati ben pochi nonostante la vastità dell’open world, la visibilità della mappa a chilometri di distanza e la quantità pazzesca di elementi a schermo. Torniamo alla realizzazione, che mi sento di promuovere, anche se tengo in considerazione i problemi al lancio e ne abbassano la valutazione. Dopo uno sviluppo travagliato e promesse non mantenute, Cyberpunk 2077 è oggi il miglior videogioco in cui poter gustare l’omonima atmosfera, sia per la fantastica estetica che per il gameplay variegato e coerente. La tecnologia nell’interazione uomo-macchina non è solo brillii e luccichii legati al metallo degli innesti cyberware ma un elemento che trasforma le azioni possibili e che permette al giocatore una personalizzazione dell’esperienza che conta davvero e che premia la sua creatività. Inoltre, dal punto di vista narrativo fornisce al giocatore materiale a cui pensare e riflettere sui temi del transumanesimo, del turbocapitalismo e della decadenza della moralità.

Per concludere, Cyberpunk 2077 è il miglior titolo cyberpunk che esista. Un action RPG ambientato in un open world spacca mascella che vanta pure un buonissimo gameplay sotto diversi punti di vista. La trama è ok ma ricca di personaggi indimenticabili portati ottimamente a schermo. Neo da segnalare sono le attività secondarie dei vari fixer, poco ispirate e ripetitive. Ma in un gioco che fornisce così tanto contenuto glielo si può perdonare.