In questo articolo voglio chiarire il metodo che utilizzo per recensire i videogiochi e spiegare nel dettaglio ogni parametro che valuto singolarmente. Inoltre aggiungerò d’ora in poi un nuovo parametro che denominerò Realizzazione, termine del quale do una definizione nelle righe sottostanti.
Finora ho recensito giochi di cui abbia completato almeno la campagna principale, tuttuvia ciò potrebbe cambiare nel tempo in quanto non voglio precludermi la possibilità di recensire titoli strettamente multiplayer o semplicente singleplayer molto lunghi.
I giochi possono essere di qualunque annata e di solito pubblico le recensioni dopo un po’ tempo. Escludo i giochi in early access. Valuto per titoli vecchi il fattore invecchiamento e cerco allo stesso tempo di contestualizzarli in base al periodo di uscita.
La stragrande maggioranza dei videogiochi li fruisco su PC, in particolare nella loro versione Steam, anche se ultimamente tendo a preferire la versione GOG nel caso questa fosse disponibile, come successo recentemente con Cyberpunk 2077 e al quale dedicherò il prossimo articolo. Il mio PC presenta la seguente componentistica: CPU Ryzen 7 9800X3D; RAM G.Skill 32 GB ddr5 6000 MT/s; GPU RTX 5080; monitor MSI MAG 274UPDF E16M 27″ 4k 160Hz FHD 320Hz Dual Mode Rapid IPS Mini-LED. Tendo a giocare a risoluzione 4k tutto maxato, con eccezione degli shooter online come Overwatch e Apex dove preferisco la maggior fluidità del 1080p a 320hz.
Utilizzo principalmente mouse e tastiera ma questo dipende tanto dalla tipologia di gioco e dal tipo di controlli che esso presenta. Provai a giocare a GTA V con MnK per poi trovarmi a schiantarmi e rischiantarmi nella missione in cui bisogna guidare l’aereoplano. Da quel momento solo pad.

I parametri utilizzati nelle recensioni affrontate finora sono stati cinque: Gameplay, Storia, Grafica (e Stile), Sonoro e Tempo. A ciascuno assegno un voto che va da 1 a 10, ricorrendo anche a una cifra decimale (7.2, 8.6, ecc.) in modo tale da poter distanziare meglio due giochi che altrimenti sarebbero racchiusi nello stesso voto, quando magari uno tende più al 7 mentre l’altro più al 9 all’interno di un 8. A questi ho sempre aggiunto un voto conclusivo finale che non ha mai rappresentato appieno una media aritmetica ferrea dei singoli. Era piuttosta una media a sentimento senza precisione. Una recensione dovrebbe quantomeno cercare di essere precisa in questo senso, non perché mi sia prefissato di emettere proclami oggettivi ma per avere una sorta di procedura standard che mi aiuti a classificare i videogiochi in una specie di database personale più o meno ordinato. Per questo motivo le recensioni fino ad ora sono state scritte in maniera un po’ rigida seguendo la scaletta in ordine, con l’eccezione del Gameplay trattato alla fine per enfatizzarne l’importanza. Sto pensando di mantenere questa rigidità per il momento, tenendo sempre aperta la porta della possibilità di rendere il testo della recensione più libero e leggibile. Vedremo.
Ora è arrivato il momento di sviscerare ogni singolo parametro per addentrarsi nel dettaglio di cosa rappresenti ciascuno di essi, anche se li ritengo termini molto autoesplicativi.

Gameplay
Voglio dare la definizione più semplice possibile per il gameplay: esso è ciò che il giocatore fa, più o meno attivamente, all’interno del videogioco. In Super Mario si salta, in FIFA si calcia un pallone, in Fortnite si spara, in Minecraft si spacca dei blocchi, in Cookie Clicker si clicca un biscotto, ecc. Questi titoli permettono al giocatore anche altre azioni e il gameplay alla fine è la somma di tutte queste possibilità.
Ciò che il giocatore fa sono le azioni di gioco, che possono essere molto semplici e consistere nella pressione di un singolo come essere più complicate e richiedere l’impiego di diversi tasti per produrre un azione di livello superiore. Il gameplay ottimale è quello che riesce a equilibrare questi due elementi posti su un un continuum semplice-complicato, offrendo dei comandi semplici per azioni intuitive che possono (e dovrebbero) evolversi in comandi più complicate per la realizzazione di combo complesse per azioni complesse. Il tutto condito da controlli fluidi e responsivi che forniscono un buon feedback al giocatore.
Il gameplay quindi oltre a ciò che si fa racchiude anche il come lo si fa ed è il parametro che più di tutti rende il videogioco tale e ne evidenzia le sue peculirità.
Storia
Storia è una categoria che racchiude elementi come: la trama, lo storytelling, la scrittura, i personaggi, i dialoghi, la regia, il world building. Il confine con i film e altri media si è fatto sempre meno definito e l’evoluzione videoludica avvenuta in così poco tempo permette ora di esprimere le potenzialità del media. Solitamente mi concentro su trama e personaggi, con un occhio di riguardo per il world building; non perché li reputi superiori agli altri ma per mia mancanza di competenze tecniche.
Grafica e Stile
Qualità e pulizia delle texture, complessità poligonale, illuminazione, mappa e/o livelli di gioco, risoluzione, framerate e fluidità, utilizzo di tecnologie (come DLSS, Path/Ray tracing, ecc.), animazioni, fisica, user experience e user inteface (HUD ed elementi a schermo), stile grafico (cel-shading, realismo, disegno, ecc.), palette di colori. Ho sparato a raffica anche per la grafica una serie di termini che mi vengono in mente quando prendo in considerazione il parametro. Nonostante stia migliorando, pure qui mi sento in difetto e non ancora perfettamente in grado di giudicare in maniera corretta tutti questi aspetti.
Sonoro
Qui abbiamo: in primis la colonna sonora; l’utilizzo di musiche al momento giusto per enfatizzare le emozioni; gli effetti sonori specifici come gli spari, i suoni di veicoli, ecc, che devono fornire feedback all’occorenza; il doppiaggio dei personaggi. Tra i diversi fattori il Sonoro è quello meno impattante ai fini della valutazione nella recensione.
Tempo
Quanto dura la campagna principale? Quanto il videogioco è rigiocabile dopo la prima run? Quante quest secondarie presenta? Ci sono dei minigiochi e attività extra? Quanto e come trascorre il tempo tra una missione e l’altra? Questi sono i primi quesiti a cui rispondere per quanto concerne il Tempo. Imporatantissimo anche considerare il ritmo di gioco. Quante modalità di gioco sono previste? Quanto la progressione dei poteri/livelli/skill è bilanciata e progressiva nello sviluppo della storia e del personaggio giocabile? Sono previsti espansioni e/o contenuti post lancio che possano dare nuova linfa vitale al titolo? Per i multiplayer, quanto il gioco ti prende, nel bene e nel male, e ti conquista con il suo gameplay loop?
Piccolo appunto qui. Ormai la conquista di una playerbase per un live service è praticamente sempre basata su strategie che si basano sullo sfruttamento della conoscenza della psicologia delle persone in maniera maligna, tra matchmaking studiato a tavolino per farti perdere e vincere nel giusto equilibrio per sfruttare al massimo i meccanismi di ricompensa dei circuiti dopaminergici, game pass che ti “forzano” a loggare ogni giorno per riscattare ricompense “gratuite”, eventi limitati nel tempo, ecc. Magari ne parlerò nel dettaglio in un altro momento.
Nel produrre le varie recensioni e anche nel valutare con un voto riassuntivo finale anche altri titoli a cui non ne abbia dedicato una (ancora), mi sono reso conto che difficilmente il voto finale rappresenti in modo perfetto la media dei singoli voti. A volte è successo, altre volte si è avvicinato, altre volte si è allontanato. Prendo come esempio di questo ragionamento Celeste. Non gli ho dedicato una recensione ma ho comunque voluto affidare dei voti a quello che è stato il mio videogioco preferito giocato nel corso del 2025 (la classifica completa è disponibile in questo articolo): gameplay 9.4; storia 7.8; grafica e stile 7.5; sonoro 7; tempo 8.8; voto complessivo 9.3; voto dato dalla media aritmetica dei singoli 8.1. I due voti sono ben distanti tra loro, questo perché il gameplay è l’elemento più importante di un videogioco, e in un platform in particolare, e in una sorta di media pesata, sebbene a sentimento, quel 9.4 del gameplay pesa molto di più rispetto al 7 del sonoro, elemento molto meno impattante ai fini del godimento del gioco.
Ormai l’ho detto diverse volte, il gameplay è il re. Punto. Esistono dei videogiochi che mancano di un gameplay eccelente ma che considero ciononostante dei capolavori? Certamente. Il peso della storia e della grafica in un titolo come Red Dead Redemption 2 è molto più grande del gameplay. Il ragionamento dei pesi assegnati è legato strettamente al genere del gioco: la storia è importante in un GDR, la musica in un Rhythm Game, il gameplay in un FPS, la grafica in un open world, ecc.
Arriva quindi ora il momento di introdurre la Realizzazione e di spiegare cosa rappresenti.
Realizzazione
La Realizzazione è quel parametro che valuta quanto il videogioco preso in esame riesca a a fare ciò per cui è stato ideato e progettato. Per analizzare adeguatamente questo parametro è necessario anche tenere in considerazione la visione dell’autore che meglio di chiunque altro ha in testa cosa vuole realizzare. Utilizzerò degli esempi per chiarire in maniera più efficace.
Celeste nuovamente. Celeste è un platform 2d in pixel art. Che obiettivo si propone Celeste? Quello di narrare una storia di una ragazza che si mette alla prova cimentandosi nella scalata del monte Celeste per aumentare l’autostima superando le proprie difficoltà e i propri limiti. La scalata è rappresentata da livelli platform di difficoltà crescente, fenomenali a livello di design a cui seguono dei controlli precisi e responsivi. Alla fine Madeline, la protagonista, riesce nel suo intento e ad accettarsi. Il titolo è stato ideato da uno sviluppatore indie e la scelta della pixel art rispecchia questo punto. Insomma, gli obiettivi sono stati raggiunti e la realizzazione è ottima.

Steins;Gate. È il titolo che mi ha spronato a scrivere l’articolo precedente. È un videogioco oppure no? Per me è un no. O meglio, lo colloco in fondo al continuum i cui estremi sono NON videogioco e videogioco. Ma la sua realizzazione è fenomenale. È un racconto di una love story che rimane fedele ai canoni della visual novel trattando al tempo stesso di argomenti complicati quali la fisica quantistica e i viaggi nel tempo in maniera tecnica e comunque in modo tale da poter esser compresi anche dai non addetti al lavoro.

Death Stranding. Quale videogioco recente meglio di questo può essere esempio di visione autoriale a discapito del resto? Il sommo Hideo Kojima (sì, anch’io sono vittima del suo fascino e delle sue intuizioni) ha voluto utilizzare questo titolo per dar vita alle sue idee personali, alquanto profetiche, sul tema delle connessioni umane per mezzo di un gameplay “Bartolini simulator” come spesso viene riassunto. Qui parlo esclusivamente del primo e in effetti il gameplay non è molto divertente, piacevole o intrattenente. Ma funzionale, in perfetta linea con la visione narrativa del gioco. La rigidità dei comandi, la lentezza del protagonista fanno sentire al giocatore il peso di quei pacchi che lo limitano. Sarà carente sotto l’aspetto prettamente ludico ma rimane buona la realizzazione, milgiorata, a quanto sento, dal sequel.

Pokémon Scarlatto e Violetto. Spesso preso in causa per evidenziare quale sia stato il picco negativo dei giochi main line della serie. Non riesco tutt’oggi a esser d’accordo, e non perché sia uscito Pokémon Z-A (nemmeno provato del resto). Oserei dire anzi che mi sia piaciuto. Mi rendo conto del bias personale causato dall’amore, sempre a calare negli ultimi tempi, del brand e comunque non credo di potergli dare un voto superiore al 7, probabilmente anche meno. Ma qual è l’obiettivo di Scarlatto e Violetto? Anticipato dal tentativo di Spada e Scudo con l’introduzione delle Terre Selvagge, il doppio seguito vuole trasferire l’esperienza del viaggio Pokémon in un open world. Riesce nel suo intento? Parliamone. La realizzazione è del tutto insufficiente, tra zone completamente vuote, elementi che compaiono con effetto pop up a distanza troppo ravvicinate, bug che rompono il gioco, grafica inaccettabile, nuovi mon questionabili. Mi fermo qua perché non ho ora sottomano gli innumerevoli problemi e difetti del gioco. Alla luce di tutto questo ho comunque apprezzato il tentativo di provare a svecchiare la classica formula della seria, già sperimentato con Leggende Arceus, e mi ci sono pure divertito. La realizzazione è pessima ma il mio voto complessivo rimane (a malapena) sufficiente.

Spero di aver reso l’idea di come valuterò la realizzazione di un videogioco. In parte sento che è un aspetto che ho già considerato in precedenza nella decisione del voto finale, per quanto in misura non del tutto consapevole. Separarlo e specificarlo a parte ritengo sia essere la scelta migliore per valutare meglio i videogiochi.

