Recensione The Witcher

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The Witcher è un RPG ed è il primo capitolo della saga videoludica che racconta le avventure di Geralt di Rivia. È il primo titolo sviluppato da CD Projekt RED, uscito quasi vent’anni fa nel 2007.

La trama inizia con un Geralt in fin di vita che viene ritrovato da un amico e trasportato per le cure a Kaer Morhen, roccaforte rifugio degli ultimi witcher rimasti. Uno witcher è un essere umano sottoposto a un rito che comprende anche dei procedimenti alchemici al fine di ottenere forza e poteri straordinari in modo tale da esser in grado di uccidere gli svariati mostri che popolano il loro magico mondo fantasy. A Kaen Morhen trova oltre ai compagni witcher anche l’incantatrice Triss Merigold, ma scopre di aver perso la memoria di tutti gli eventi precedenti al suo salvataggio. Dopo aver recuperato le energie il forte viene attaccato da una milizia ignota ma potente. Gli witcher e Triss respingono l’offensiva ma quest’ultima rimane ferita e Leo (uno degli witcher) invece viene ucciso. Nonostante la difesa abbia portato come risultato la ritirata dei nemici, questi sono comunque riusciti nel loro intento di impadronirsi di importanti pergamene che racchiudono i segreti degli withcer. Dopo i funerali il gruppo decide di mettersi alla caccia di questa milizia che si fa chiamare Salamandra e Geralt si dirige a sud verso la città di Vizima, capitale del regno di Temeria. Prima di entrare nella città, messa duramente alla prova da una epidemia di peste, lo witcher passa per i sobborghi. Qui salva Alvin, un bambino dotato di potenti poteri magici che continuerà per il corso della storia ad avere un certo peso. A Vizima entra in contatto con un investigatore privato per cercare indizi su Salamandra mentre oltre alla peste imperversa un conflitto tra i cavalieri dell’ordine della rosa che brucia (libera traduzione mia, in inglese Order of the Flaming Rose) e i non umani Scoia’tael (la maggior parte elfi) che sembra inevitabilmente direzionato a sfociare in una guerra.
Intrighi politici, segreti di sette, guerra tra razze. In mezzo a questi temi trova spazio anche quello della moralità: Geralt deve prendere spesso decisioni che non sono né considerabili buone né cattive di per sé, partendo da una posizione di neutralità prevista dal codice degli witcher.
I personaggi, anche quelli secondari, sono ben caratterizzati e i dialoghi interessanti e scritti bene. La trama intrattiene ma si capisce chiaramente come sia solo la punta dell’iceberg, pensata apposta per essere un inizio che verrà espanso nei capitoli seguenti della triologia e chiudendosi con un buon cliffhanger.

Il gioco è uscito nel 2007, ma le mie mani si sono posate ovviamente sulla versione Enhanced del 2008. Questa finestra temporale implica diversi limiti tecnici ovviamente. Il motore grafico utilizzato è una versione modificata di Aurora Engine, motore concesso concesso da BioWare, che subito mi ha portato in mente Dragon Age: Origins, seppur utilizzi una versione diversa e sia uscito dopo The Witcher. I limiti sopraccennati che ho trovato stanno principalmente nelle animazioni legnose sia dei movimenti che dei volti, nella realizazzione di peli e pellicce, nel fuoco bruttino, nel design degli NPC e nella loro ripetizione causo numero esiguo di modelli, nei bug di capelli e barbe che iniziano a roteare come fossero controllati da spiriti demoniaci (tra le ipotesi che mi son fatto rientra la risoluzione 4k e i settaggi che come al solito forzo al massimo). Nonostante tutto questo e altro il risultato finale è più che discreto, valutazione carriata da uno stile artistico azzeccatto e dai design dei mostri. L’acqua è sorprendente, così come i riflessi su di essa e sulle superfici marmoree. L’atmosfera dark fantasy convince.

L’OST si fa amare fin dalle prime note che accompagnano l’avventura. Gli archi che popolano le melodie sottolineano l’ambientazione fantasy medievale in maniera convincente. Spazio anche a componimenti molto cupi durante la notte e nell’esplorazione di grotte e cripte. Nelle piazze si esibiscono artisti di strada a rallegrare i cittadini e nelle taverne le note sprizzano grande energia e vengono intervallate dal suono dei pugni delle scazzottate (alle quali è possibile partecipare e scommettere). Il sound design è ottimo e anche il doppiaggio non delude. La mia musica preferita è quella che parte avviando il minigioco del poker con i dadi.

Ho finito The Witcher, concludendo anche diverse side quest che richiedono un certo farming, in 30 ore circa. Tantine considerando il ritmo medio lento. Molte di queste ore si dedicano a camminate attraverso le paludi, le strade della città e la periferia. Il mondo di gioco però non è nemmeno così grande ma può dare l’impressione di essere più esteso di quello che è effetivamente proprio perché per affrontare le side, e livellare un minimo è altamente consigliato, ci si trova a fare su e giù costantemente per gli stessi percorsi.
Molte side sono fetch quest che consistono nella raccolta di risorse che o si raccolgono nella natura o dal loot che droppano i mostri una volta uccisi. Un’altra tipologia di side sono destinate a soddisfare gli impulsi sessuali di Geralt, concludendo commissioni per le donne che incontra.
Credo ci siano soltanto due minigiochi, il poker con i dadi e le scazzottate nelle locande, il primo con una propria quest specifica per diventare una leggenda del poker.
Per quanto riguarda il senso di progressione non sono mai arrivato a un punto in cui mi sono sentito godlike, anche se ero comunque bello forte per l’endgame (difficoltà media).

All’inizio del gioco si sceglie se impiegare la telecamera in terza persona over the shoulder o in isometrica. La seconda opzione permette dei combattimenti semplificati che non richiedono l’uso della tastiera. Oltre a questa opzione c’è la selezione della difficoltà: facile, media, difficile. Le tre differiscono in base al grado di importanza che l’alchimia assume nei combattimenti: nulla, non poca, tanta. Le pozioni che si possono creare donano benefici come buff vari, visione nelle grotte, rimozione di malus oltre a quelle classiche utili per ristorare la vitalità e la resistenza. Ci sono anche olii e altri oggetti che buffano temporaneamente le armi in dotazione.
Le armi a disposizione dello witcher si dividono principalmente nelle spade di acciaio e spade di argento. L’acciaio è indicato per i nemici umani mentre l’argento per i mostri. Tra le altre armi minori figurano asce, flagelli, e pugnali ma non ne sono mai ricorso all’uso. Le spade presentano tre stili diversi a cui affidarsi: forte, veloce e di gruppo. Non ho voluto definire The Witcher un action RPG perché il combay system mi vien difficile considerarlo action, anche se in tempo reale e nel suo arsenale vanta pure dei dodge. Per sconfiggere chi ci appare davanti dovremmo cliccarci sopra per poi osservare lo svolgimento automatico di spadate. Dopo alcune animazioni l’icona della spada che sostituisce il puntatore/mirino si illumina momentaneamente indicandoci di cliccare mouse 1 nuovamente al fine di allungare la combo. I fendenti di spada sono quindi una sorta di quick time event. L’agency del giocatore sta nell’attendere il momento giusto per allungare la combo, adattare lo stile di spada all’avversario, dodgare (molto saltuariamente), ricorrere a una pozione o castare un segno, in sostanze le spell di Geralt. L’approccio ai combattimenti ne risulta più strategico che action. Le spell sono le seguenti: Aard, un onda d’urto che può stunnare e atterrare; Yrden, una trappola a spuntoni da posizionare a terra; Igni, un muro di fuoco che si propaga in avanti; Quen, una barriera che protegge e assorbe i danni in arrivo; Axii, una “prova di carisma” per tentare di rendere per qualche momento un nemico alleato.
Il gioco vanta una gran varietà di mostri molto ispirati, oltre alle classiche razze degli universi fantasy come umani, elfi, nani, ecc. I boss, o meglio le boss fight, sono dimenticabili e spesso tediose. Il lato strategico, che non apprezzo particolarmente, pesa molto in questi casi anche a difficoltà normale. Per alcuni prepararsi bene può risultare invece un punto di forza. Sicuramente la gestione da parte del gioco per i salvataggi automatici non aiuta, causando a volte un passo indietro importante, a meno che non si procedi in autonomia salvando manualmente ogni due per tre.
La mappa come già detto prima non è molto grande ed è suddivisa in diverse zone legate ai capitoli della storia (5 più prologo ed epiologo). L’esplorazione soffre molto a causa del movimento limitato al semplice WASD e della velocità base bassa senza la possibilità di correre.
Il tempo si divide in quattro fasi: alba, mezzogiorno, tramonto, mezzanotte. Le fasi cambiano quando si medita, attività avviabile presso i falò, le stanze delle locande dietro compenso o nelle case di alcuni personaggi. La meditazione permette anche l’accesso all’alchimia per le pozioni e la gestione dello skill tree una volta livellato.

The Witcher è un gioco che intrattiene grazie alla sua trama e la scrittura di dialoghi e personaggi. Possiede un’atmosfera di livello e pone Geralt e il giocatore davanti a scelte difficili, riuscendo a instillare più dubbi che certezze sulla propria condotta. Pecca in termini di gameplay a essere altrettanto coinvolgente, anche se in linea con altri RPG del tempo. Non posso esprimere un opinione invece per quanto riguarda la fedeltà e la realizzazione del titolo sulla base del materiale originario, ovvero i romanzi di Andrzej Sapkowski.

In conclusione, The Witcher è un buon RPG con una trama che funziona e porta il suo fruitore a farsi affascinare da Geralt. Come conseguenza sale la voglia di imbarcarsi nel viaggio del secondo titolo il prima possibile. Sonoro di alto livello. Non adatto però a chi non è in grado di digerire il gameplay vecchia scuola, che non equivale a un gameplay tremendo attenzione.