Recensione Palworld

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Dopo più di due anni Palworld abbadona il cantiere dell’Early Access ed esce ufficialmente tramite la build 1.0. Conosciuto come il Pokémon con le armi, Palworld è un survival in stile Rust/ARK che offre molto di più di ciò che possa sembrare a prima vista.

La trama, che non è particolarmente curata ma rimane comunque sensata, in Palworld funziona solamente da scusa per entrare a Palpagos, l’arcipelago dove vivono i Pal. Questi mostri abitano le isole da millenni mentre sembra che gli uomini siano degli ospiti. Nonostante ciò la razza umana si contraddistingue sempre per la capacità di conquista e i Pal vengono utilizzati nei modi più disparati, per esempio come mezzi per muoversi, combattere e costruire edifici. Forse per questo motivo la maggior parte di essi mostra atteggiamenti aggressivi verso il giocatore. Durante il corso della main quest si sviscerano i dettagli sugli eventi millenari che risiedono nel misterioso Albero del Mondo. La storia avanza man mano che il giocatore affronta le varie torri che popolano la mappa. Le torri assolvono al compito di raid, avviabili fino a quattro giocatori, contro altri addestra Pal. Ulteriori pezzi di lore sono disseminati qua e là ed esposti da vari NPC. L’adattamento in italiano fa un po’ pena bisogna ammettere e la qualità dei dialoghi ne risente parecchio.

Palworld è uno dei pochissimi giochi che io abbia comprato in Early Access e lo giocai già alla sua prima uscita nel gennaio del 2024. Da allora i miglioramenti sono stati diversi e di peso. Si nota fin da subito il miglioramento delle texture e la pulizia grafica. Il cielo è sempre più blu e arricchito di convincenti nuvole. Male invece l’effetto pop up, anche a brevi distanze, dei fili d’erba. In generale il gioco gira bene, anche hostando tre amici (questo potrebbe cambiare molto se non si dispone di un PC potente immagino), è carino e ricco di colori vivaci ma comunque la grafica è semplice e nulla di incredibile. Il punto di forza è senza dubbio la varieta dei paesaggi e la bellezza della mappa.
Il character design è anonimo, fatta eccezione per alcuni personaggi secondari. Le animazioni sono basilari e spesso “buggose” (passatemi il termine). Il design dei Pal invece convince nonostante sia palese la forte ispirazione a tanti Pokémon. Detto questo ho trovato un pochino rindondante il tipo di Pal cavallo che viene spesso ripetuto con cambiamenti non sostanziali. L’HUD è un po’ saturo e invasivo, inoltre è fastidioso vedere continuamente il party che si livella per ogni minima attività del giocatore e dei Pal.

La OST non brilla e tanti brani si dimenticano in fretta. Carino il main theme. Di livello invece e che stonano quasi grazie allo loro superiorità sono le tracce che vengono suonate durante alcune boss fight. Doppiaggio assente di cui non se ne sente la mancanza. Effetti e versi dei Pal onesti ma ci sono pure suoni che non c’entrano molto. Non so se gli animali esistano in questo universo, so per certo che sentire il verso del gallo che ti sveglia la mattina oppure il cinguettio degli uccellini sono piccoli dettagli che stonano con l’atmosfera e l’immedesimazione.

Palworld dura un’infinità potenzialmente e vanta di un’ottima rigiocabilità. Sta tutto nelle mani del giocatore in base a come voglia gestire una run e settare i molti parametri personalizzabili del server. Si può per esempio iniziare una prima partita vanilla (come sto facendo io e come consiglio pure) per imparare il gioco e in futuro ricominciare da capo con un (altro) gruppo di amici velocizzando il farming e/o l’esperienza ottenuta, regolando diversamente il ciclo giorno/notte, ecc.
Fermiamoci un attimo sul farming. Data la sua natura di survival Palworld richiede appunto del tempo per farmare risorse e grindare livelli al fine di ottenere una moltitudine di oggetti diversi da craftare: le sfere per catturare i Pal, le armi, altre risorse che sono alla base di futuri potenziamenti, ecc. A ogni livello corrispondono degli oggetti che si sbloccano con i punti tecnologia, ottenibili tramite manuali, nuovo livello ed esplorazione di nuove zone. Livellare e farmare è diventata una pratica molto più veloce da gestire rispetto all’EA. Forse fin troppo. Non si fa in tempo a sfruttare e provare le novità sbloccate che puff, nuovo livello e nuova struttura che gestisce nuove risorse che servono per nuove armi. Una scelta di design che lascia libertà al giocatore ma che non gestisce ottimamante il delicato equilibrio del senso di progressione da vagabondo nudo a entità quasi ultra terrena che sfreccia per la mappa a bordo di Jetragon.
Il gioco è progettato per essere goduto in compagnia degli amici senza ombra di dubbio. Nel mio caso siamo anche riusciti a ruolare leggermente: all’inizio io ero la persona responsabile della costruzione e gestione della base; con me c’era il farmatore di risorse dalla resistenza infinita e l’immancabile esploratore a briglia sciolte che in un attimo si trovava nella zona dell’endgame; infine l’ultimo arrivato era l’esperto e rushone del gruppo con i suoi Pal OP importati da un altro server (opzione perfetta per essere sempre assieme ai propri mostriciattoli preferiti). Non sono mai stato fan del farming ma la sua declinazione su Palworld assieme agli amici funziona e mi ha catturato completamente.
Sono state aggiunte diverse side quest che riempono leggermente di vita quei tre insediamenti umani che si trovano. Missioni banalotte ma efficaci nel loro intento di spronare l’esplorazione della mappa e il completamento del Pokédex in cambio di materiali utili. Ehm, la Palpedia volevo dire.

Il gameplay di Palworld è la parte più riuscita del gioco, il motivo per cui più di mezzo milione di persone ci gioca costantemente su Steam da più di una settimana. Non ha raggiunto i numeri folli che fece all’uscita in EA ma restano comunque importanti. Le sensazioni che il gioco dà sono quelle di un gioco Pokémon fatto bene e che diverte. Violetto mi divertì ma non posso certamente affermare che fosse fatto bene. Ora su Switch 2 è disponibile anche Pokopia, titolo su cui non ho messo ancora le mani ma che penso condivida alcune caratteristiche con Palworld. Sicuramente ciò che contrappone i due giochi sono la componente di cattura e di battaglia, assenti in quello Nintendo. Personalmente questi sono proprio gli aspetti che più sento identitari del brand Pokémon, condizionato fin da piccolo dal motto Gotta catch ’em all, aspetti su cui bisogna costruire l’impalcatura di un gioco Pokémon. E Palworld lo fa bene. Nulla da togliere a Pokopia che rimane comunque uno spin-off.
Il mio selling point è stato Pokémon con le armi e il prezzo budget. Ciò che mi sono trovato è molto di più. In Palworld si sopravvive, si cattura mostri, si combatte, si costruisce, si esplora. La varietà non manca di certo.
I Pal sono sparpagliati nella mappa a struttura open world seguendo una semplice ma efficace logica ambientale, coerente con il loro tipo. Di tipi ce ne sono nove. Oltre al tipo ogni Pal può disporre di abilità passive e di caratteristiche utili alla gestione delle risorse. Per catturarne uno è necessario prima indebolirlo, con le armi (i pugni nudi all’inizio) o con altri Pal. Poi si lancia la sfera Pal che al momento del tiro indica una percentuale di riuscita della cattura. Si può viaggiare con un massimo di cinque Pal per volta, gli altri finiscono nel box della base e possono essere impiegati in essa secondo le loro peculiarità. I Pal portati con sé possono essere cavalcati tramite apposite selle craftabili per muoversi più velocemente, sia via terra che via mare e anche via aria. Nonostante i tentativi fatti con Mega Latios/Latias in ORAS e Koraidon/Miraidon in S/V la realizzazione non è assolutamente paragonabile con Palworld (non ho giocato PLA).

A meno che in un dato momento il Pal non sia cavalcato, esso decide in autonomia come gestire i suoi tre attacchi a disposizione. I combattimenti in real time sono molto caotici e questo disordine aumenta man mano che i Pal salgono di livello ed hanno accesso a mosse sempre più forti. Non esiste una componente strategica fuori dalla decisione di schierare un tipo più avvantaggiato e dotato di una mossa superefficace. Ne guadagna la spettacolarità, con animazioni ok, ne perde il bilanciamento. Un peccato. Tuttavia il casino che permea il terreno di battaglia trasforma i combattimenti in scenari da bullet hell che strappano più di un sorriso.

L’esplorazione della mappa è un elemento molto riuscito e regala spesso scorci non da poco. Tra i punti di interesse figurano vari dungeon, migliorati tantissimo. I dungeon sono sostanzialmente delle grotte che ospitano al loro interno gli habitat di alcuni Pal e risorse. Alcune sezioni sono dei mini livelli piattorma molto semplici ma che donano varietà al level design.
Parliamo ora di uno dei difetti più grossi ed evidenti, ovvero dall’IA dei nemici. Senza troppa fatica concorre per essere la più stupida e buggata con cui abbia avuto a che fare. Basta dire che molte volte i soldati d’elite a difesa delle loro preziose stazioni petrolifere non mostrano alcun turbamento e restano completamente fermi dopo aver ricevuto diversi proiettili nel cranio. Le hitbox sono particolari a dir poco. Il gunplay non convince molto, ci si poteva lavorare sopra un pelino di più. Ciò che conta ovviamente è però che i difetti del gameplay non scalfiscono per nulla il fattore divertimento. Ci si diverte tanto tanto e il tempo vola.

Palworld soffre di qualche magagna tecnica. La grafica, seppur colorata e carina, non brilla e le animazioni sono basiche. Tanti altri piccoli aspetti come HUD e IA sono poco curati. Ma in bug game breaking non sono incappato, a differenza del playthrough in EA. Il budget di Pocketpair non permette sicuramente produzioni perfette e secondo stime è stato comunque più ridotto di quello (imbarazzante per il brand) di S/V. Non dimenticando anche la causa di Nintendo nei suoi confronti che come unico risultato ha portato a cambiare solamente l’animazione di evocazione del Pal, non più direttamente dalla sfera. Alla luce di questi fattori Palworld è riuscito ottimamente a compiere ciò che si prometteva, essere un gioco sulla falsariga di Pokémon, anche parodizzandolo, con meccaniche survival e un gameplay che diverte molto e regala risate soprattutto quando giocato in cooperativa con gli amici. Non mi esprimo sull’esperienza dei server pubblici, li provai in EA e fu tremenda come esperienza, mi auguro sia migliorato anche lì.

In conclusione, Palworld è un buon survival game in cui la componente monster collector è preponderante. I Pal, nonostante alcuni design troppo simili tra loro, si integrano bene con tutti gli aspetti del gioco, dall’esplorazione, passando ai combattimenti, arrivando alla gestione delle basi. Pecca sotto l’aspetto tecnico e quello musicale, oltre a poca ispirazione per il character design. Consigliatissimo ai fan di Pokémon come me così come ai fan dei survival.