Red Dead Redemption 2 è uno di quei titoli che non ha bisogno di presentazioni: considerato da molti come uno dei videogiochi migliori degli ultimi anni se non della storia e pure premiato da vendite importanti che recentemente l’hanno portato a essere il terzo videogioco più venduto di sempre con 87 milioni di copie, sotto solo a Minecraft e GTA V (se non si considerano le copie aggregate delle versioni di Tetris, fonte).
RDR 2 è un action adventure open world dalle tinte western che narra le vicende avvenute prima del suo predecessore uscito nella gen PS360.
Il protagonista della storia è il fuorilegge Arthur Morgan, membro della gang che risponde al capo Dutch van der Linde. Nella banda, che viene considerata come una famiglia allargata dai suoi membri, militano diversi personaggi interessanti che si sono uniti nell’ampio lasso di tempo di vent’anni.
La storia inizia con una fuga da Blackwater, città in cui la banda nasconde del denaro dopo un colpo su un battello riuscito in maniera piuttosto sporca. Arthur e compagni sono quindi costretti a una ritirata nelle montagne innevate del nord in attesa che le acque si calmino. Nel mentre dovranno trovare un modo per sopravvivere alle ostilità dell’ambiente estremo. Una delle prime missioni che spetta ad Arthur sarà quello di andare alla ricerca di un compagno che si è separato dal gruppo e disperso in seguito alla rocambolesca fuga, John Marston, quel John protagonista del primo Red Dead Redemption. Nel frattempo Dutch sta architettando il prossimo colpo, questa volta ai danni di Leviticus Cornwell, un magnate che amministra diversi business tra cui la ferrovia, il petrolio e lo zucchero. Il piano riesce ma come conseguenza pone la banda sotto i riflettori che nuovamente è costretta a trovare un altro rifugio dove insediarsi.

La trama verte quindi su un gruppo di criminali in costante fuga dalla legge. La fuga li porta sempre più lontani dal west, luogo che rappresenta un mondo di libertà e valori che la civiltà sta annientando piano piano.
Nonostante questo ideale romantico e idilliaco, non tutti i compagni sono in sintonia e viene posta molta enfasi sui difficili rapporti tra singoli, evidenziando uno spaccato di molteplici personalità che sono sempre pronte a metter da parte i propri principi in nome di quello che accomuna tutti: il valore della lealtà. Ne consegue una scrittura imponente che permette ciò e non si ferma soltanto ai personaggi principali ma anche a quelli secondari e perfino alle comparse a cui sono riservate pochissime scene. A sostenere questo peso, ecco la presenza di dialoghi sublimi in pieno stile Rockstar.
Non sono per niente un esperto in materia, credo di aver visto solamente “Balla coi lupi” (devo rimediare assolutamente), ma sono assolutamente convinto che il citazionismo della filmografia western sia presente in abbondanza e la regia di questa produzione è fenomenale, regalando scene e scatti in grado di rivaleggiare con le controparti dell’altro media.

Iniziamo a parlare di grafica, in particolare mi soffermerò su alcuni dettagli. La neve depositata sugli alberi in montagna è squadrata e le foglie libere da tale fardello nelle zone a più bassa latitudine sono bidimensionali, stonando con il resto dell’ambientazione. La luna se osservata in qualche frangente scatta stranamente avanti e indietro nel suo percorso prefissato. La criniera e la coda dei cavalli, i capelli e le barbe degli uomini hanno una texture particolare che sembra punterellata. Mandrie di animali di un numero importante si ostacolano tra loro buggandosi talvolta. Per tutto il mio playthrough c’è stato un continuo glitch pixellato di color verde nella zona in basso a sinistra del monitor durante le cutscene. Questi sono praticamente tutti i problemi/difetti a livello tecnico e grafico in cui sono incorso in 60 ore. E ovviamente parliamo di quisquilie che impattano per poco o nulla in un mondo di gioco così vasto e bello da vedere, vivo come nessun altro open world nel panorama videoludico. Tranne quel glitch nelle cutscenes, molto fastidioso anche se sicuramente dovuto a impostazioni grafiche da me mal gestite (del resto come sempre ho maxato praticamente tutto). RDR 2 non smette mai di lasciare a bocca aperta: i dettagli minuziosi di ogni essere vivente e oggetto esistente, l’interazione degli stessi con l’ambiente, gli scenari da instagrammata, la fisica, il tempo atmosferico variabile, la pulizia estrema delle texture e la fluidità di gioco. Dopo 8 anni siamo ancora su livelli incredibili e tra le vette più alte toccate da un videogioco.







Il doppiaggio è un elemento ulteriore di caratterizzazione dei personaggi: gli accenti pesano e aiutano a contraddistinguere il backgruond del singolo. I versi degli animali fanno capire quando si sta uscendo da una cittadina per avventurarsi nella natura. Ti fanno anche cagare un po’ sotto quando stai per imbatterti in un puma o in un orso.
La colonna sonora è una delle più azzeccate mai sentite, ancora, aiuta troppo a magnificare l’atmosfera western, e sto iniziando a sviluppare un debole per la musica country. Poi è bellissimo sentir cantare i membri della banda attorno al fuoco canzoni popolari del tempo ubriacandosi. Siamo veramente tutti uguali.
Il fattore tempo è un tasto delicato. Si percepisce fin da subito quanto RDR 2 sia un gioco molto lento, sia nella narrazione che nel gameplay. Questa lentezza non è tuttavia un difetto, anzi. Alcune cose vanno assaporate, lentamente. Ci si muove principalmente a cavallo e la cavalcata diventa il momento in cui godersi le immense praterie, le montagne innevate, i boschi gremiti di animali, le umide paludi: la natura che la civiltà sta sostituendo con le città, i negozi, i treni. Durante questi tragitti ci sono tantissimi eventi che avverranno e decine di NPC che chiederanno il vostro aiuto nelle più disparate commissioni. Prendetevela comoda e assaporate tutto ciò che il gioco ha da offrire. In ogni caso la sola main quest dura diverse decine di ore e non dimentichiamoci della possibilità di “cazzeggiare alla GTA”.

A proposito di GTA, senza troppe sorprese RDR 2 può essere definito una sua variante in salsa western. Del resto il gameplay è praticamente lo stesso se si paragona nel modo giusto. Le armi moderne sono sostituite da revolver e fucili dell’epoca ma il gunplay, certamente più lento nelle animazioni e nei ratei di fuoco, fornisce lo stesso feedback. Sono presenti anche in gran numero ma non ho mai sentito la necessità di cambiarle spesso. Soprattutto se si clicca le teste, basta il fidato pistolone e il winchester per le distanze più lunghe. Poi la meccanica del deadeye che rallenta il tempo aiuta anche ad aumentare la precisione. I cavalli invece sostituiscono in maniera perfetta le automobili. Avere alla basi il gameplay di GTA non rende comunque il gioco un clone senza anima, significa solamente avere quella cura e dedizione made in Rockstar declinata nell’ambiente western, con un ritmo più lento. E funziona. Praticamente tutto funziona perfettamente. I duelli, anche se disponibili in poche situazioni, sono tra i miei momenti preferiti, epici. Non mancano di certo i minigiochi: la pesca, il five finger fillet (quello col coltello tra le dita per capirci), il domino e ovviamente il blackjack e il poker.
Momento dell’avvocato del diavolo. Se proprio vogliamo trovare qualche lato negativo, eccone uno (che viene condiviso con tante altre produzioni): il classimo momento one man army. In RDR 2 stona in maniera particolare dato quanto si punti al realismo, soprattutto in una situazione arrivati in una certa città durante la main quest.

La realizzazione di RDR 2 è tendente alla perfezione. L’unico neo, se così è possibile definirlo, è la scelta dell’ambientazione, infatti ritengo quella del capitolo precedente superiore. Parliamo di un videogioco in cui il world building è fenomenale ma che paragonato al primo perde di poco sotto il profilo dell’atmosfera, impreziosita da scenari desertici e sporchi che sanno più di western. Il continuo allontanamento dal west e l’aumento della civiltà è comunque perfettamente in linea con la narrazione.
Ma se cercate un gioco dove impersonare un cowboy fuorilegge; dove poter vivere un’avventura western emozionante; dove trovare dei personaggi umani e memorabili; dove affrontare il tema della vendetta, della redenzione, della moralità; non esiste gioco superiore a RDR 2.

In conclusione, anche per me RDR 2 è quel capolavoro generazionale che tutti acclamano. Non ricordo un gioco completato negli ultimi tempi in cui i difetti siano così piccoli ed esigui in numero. La storia è appassionante, la grafica superlativa, il gameplay coinvolgente e la musica d’applausi. Bisogna solo abbassare la marcia e rallentare per goderne appieno, cosa che in tutta onestà non sempre sono riuscito a concedermi, probabilmente perché sono un amante (e dipendente) del gioco online e competitivo che soffre quando i circuiti dopaminergici non lavorano a pieno regime.


