Fallout: New Vegas è un action RPG sviluppato da Obsidian Entertainment considerato da molti come il miglior episodio della serie, nonostante ne sia uno spin-off.
Non sono per niente ferrato sulla lore di Fallout, per la quale vi lascio alle migliaia di analisi che potere trovare su YouTube, mi limito a riportare da Wikipedia che New Vegas è collocato temporalmente tra il 3 e il 4. Gli eventi del gioco partono subito col botto, ovvero con la quasi morte del protagonista. Impersoniamo un corriere che deve consegnare un chip che interessa non solo al suo destinatario ma anche a un misterioso elemento che assolda dei sicari che ci sparano in testa pur di entrarne in possesso. In qualche modo si sopravvive, grazie anche al pronto intervento di salvataggio di un robot di nome Victor che ci affida alle cure del dottor Mitchell, residente a Goodsprings. A questo punto, con la scusa delle operazioni chirurgiche necessarie parte l’editor profondo del personaggio per l’aspetto fisico e per le abilità. Dopo di che ringraziamo di cuore il dottore che ci consiglia di chiedere agli altri cittadini per ottenere più informazioni circa i propri assalitori. La nostra prima missione sarà quella di gestire la faida tra il gruppo “Powder Ganger” e gli abitanti di Goodsprings. Si possono scegliere diversi metodi con i quali procedere a seconda della volontà del giocatore. Sentendo il forte debito nei confronti dell’insediamento per avermi salvato la vita, ho aiutato Goodsprings eliminando la gang che causava loro fastidi. Da qui inizia l’avventura del corriere alla ricerca dell’uomo misterioso e delle sue motivazioni. Nel mentre il Mojave, teatro di queste avventure, si trova sull’orlo di una guerra tra le due grandi fazioni che si contendono il territorio, la repubblica della nuova California (NCR) e la Legione di Cesare. L’NCR è una repubblica con un esercito importante che simboleggia la democrazia e la sovranità dei “vecchi” Stati Uniti d’America pre-olocausto nucleare. La legione è un conglomerato di tribù che sottomette quelle più piccole, deboli e meno strutturate per crescere e che imputa all’NCR una facciata di unità e onore che nasconde la corruzione morale. In mezzo c’è il misterioso Mr. House che vanta un suo esercito robotico grazie al quale comanda il territorio di New Vegas. House inoltre è la persona che ha commissionato il trasporto del chip al corriere, chip di cui in un modo o nell’altro rientreremo in possesso più avanti. Una volta riottenuto la trama evolverà sostanzialmente in quale di questi tre party si vuole supportare. O decidere di prendere le redini e diventare il re del Mojave. Trama che è carina ma il punto forte è come viene sviluppata in base alle decisioni e azioni del giocatore. Libertà è la parola d’ordine. Esistono anche altre fazioni minori che ci forniranno delle side quest anche se non hanno un grande peso per la narrazione.
L’agency del giocatore viene influenzata da una moltitudine di dialoghi e personaggi scritti in maniera impeccabile. Ho perso il conto di quanti personaggi interessanti sono presenti in New Vegas (e chissà quanti non ho incontrato).
La lore è immensa ed è possibile assaporarne i pezzetti attraverso innumerevoli note audio, diari, appunti, linee di dialogo e storytelling ambientale. Gli eventi di New Vegas avvengono nell’anno 2281, 200 anni dopo lo scoppio della bomba, e la zona contaminata è un luogo in cui sopravvivere è difficile e provante ma “vissuta” attraverso uno schermo gode di un certo fascino tra steppe riprese in mano dalla natura e animali geneticamente modificati, cittadine e villaggi di recupero dove ogni risorsa è preziosa e per nulla scontata e luoghi di svago come i casinò di New Vegas.

Ammetto che pensavo di imbattermi in una grafica peggiore. Ho giocato senza l’ausilio di alcuna mod, solamente risoluzione in 4k e tutto al massimo e l’atmosfera rende ancora molto bene considerata l’uscita del titolo nel 2010. Il motore grafico è quello buggoso made in Bethesda di Fallout 3 ma fortunatamente non mi ha causato tanti grattacapi. Sono incorso comunque in poco più di una decina di crash in una run di 50 ore. Molto fastidioso il continuo pop-in di texture e di zone che non rientrano nella draw distance, abbastanza limitata per gli standard odierni, così come la struttura dell’open world con tanti punti vuoti anche se funzionali alla realizazzione della desolazione post-apocalittica. Colori grigi, scuri e poco saturi sottolineano ciò ulteriormente
Mi hanno colpito le animazioni facciali, in positivo incredibilmente. Ricordavo che in Oblivion/Skyrim e Fallout 3 (vanilla o GOTY al massimo) i volti fossero dei tronchi inespressivi e invece qui li ho trovati decenti, sicuramente aiutatati tantissimo da un doppiaggio (inglese) di livello.
Il frame rate invece è ballerino, credo lockato a 60, e i cali si presentano di frequente, in particolare nella zona dei casinò, dovuti probabilmente alla presenza del fuoco.

Come accennato poc’anzi il doppiaggio è ottimo, ogni personaggio gode di un trattamento speciale e vengono evidenziate varie emozioni e sottolineate le battute cariche di humour.
OST molto bella, composta da musica anni ’30, forse che pecca di numerosità di tracce. La mia preferita è “Jingle, Jangle, Jingle“. Gli effetti sonori sono ok ed enfatizzano bene i diversi tipi di proiettile delle armi: si distinguono bene i piccoli e grandi calibri, i laser e i plasma e i razzi e le mini nuke.
La mia run è durata poco più di 50 ore durante le quali ho completato tutte le quest in cui mi sono imbattuto (che ovviamente non sono tutte quelle disponibili), fatta eccezione per quella che chiede di trovare i tappi speciali di Sunset Sarsaparilla e portarli alla fabbrica di produzione. Ho anche completato le missioni dei DLC e ne parlo brevemente ora. Dead Money ci catapulta nel casinò Sierra Madre dove si affronta il folle Elijah alla ricerca di un tesoro perduto, in una sorta di survival horror con degli zombi wannabelike. Sfida impegnativa e carina. Honest Hearts racconta di tribù e delle loro rivalità dove incontreremo il Burned Man, una leggenda della Legione di Cesare. Molto breve e dimenticabile. In Old World Blues si entra in una zona di ricerca scientifica gestita da cervelli senza corpo che si affidano alla tecnologia per relazionarsi con il mondo. Ci sta, cozza però la marcata presenza di nemici e quindi le sessioni troppo frequenti di combattimenti con ciò che ritenevo fino a prima “normale”, a meno che non si combatti contro ogni essere che respira in una run genocida. Lonesome Road, il mio DLC preferito. Struttura molto lineare a livello di gameplay ed esplorazione ma con una storia intrigante in cui si incontra il corriere 6 originale, quello a cui inizialmente fu affidato il compito del protagonista da Mr. House.
Fallout NV gode di una rigiocabilità enorme, dettata dalle immense possibilità di ruolare. Bisogna però ammettere che bisogna essere innamorati del gioco per intraprendere diverse run. Il pacing della main quest è in mano al giocatore e il senso di progressione è ripido, anche in difficoltà normale è necessario livellare un bel po’ per star tranquilli in quanto le risorse non sono mai infinite.

Il gameplay è molto variegato e si presta alla grande alle preferenze del giocatore. Tutto ruota attorno a sette parametri principali, modificabili a inizio gioco durante l’editing e in altri momenti attraverso pratiche mediche e skill di livello: Forza, Percezione, Costituzione, Carisma, Intelligenza, Agilità e Fortuna (in inglese l’acronimo di questi diventa S.P.E.C.I.A.L.). Ognuno di questi parametri regola diversi apetti e abilità specifiche. Per esempio la Forza gestisce la capienza dell’inventario o meglio quanto peso è possibile trasportare (ogni oggetto di gioco possiede un proprio peso specifico) ma anche l’efficacia e i danni inflitti dalle armi da mischia. Gli oggetti sono i classici armi, armature, cibo, medicine, ecc. Le armi da mischia hanno una loro skill specifica regolata da un punteggio da 1 a 100. Le skill sono tredici. Da questa struttura ne scaturisce il playstyle del giocatore come ninja stealth, come diplomatico eloquente, come scienziato pazzo, ecc. Le combinazioni sono veramente tante e influenzano ovviamente anche l’approccio alle singole task delle quest. Le scelte devono essere ponderate pure tenendo in considerazione il sistema del karma. La mappa di gioco è grande il giusto e ci si sposta camminando o ricorrendo (spesso nel mio caso) al fast travel.
Entriamo ora nello specifico del gunplay, basilare ma che fa comunque in maniera sufficiente il suo compito. Ciò che lo eleva è il sistema V.A.T.S. (Vault-Tec Assisted Targeting System) introdotto in Fallout 3. Tramite questo sistema si spendono dei punti azione (dipendenti da alcuni fattori come l’agilità totale) per scegliere un arto specifico del corpo del nemico, tronco e cranio compresi, che saranno il bersaglio dell’arma con la possibilità di menomarli e distruggerli. Il tutto mentre il tempo è fermo. I nemici, soprattutto all’inizio, risultano ostici talvolta e se presi sottogamba possono portare spesso al game over. L’IA in sé non è troppo furba ma è molto aggressiva e tira dritto come un treno. I boss in genere sono dei nemici particolari della storia dotati di un inventario migliore. Con noi possono viaggiare anche dei companion per cui prima è necessario completare una quest o una richiesta o ancora una prova di skill. La telecamera è disponibile sia in terza che in prima persona.

Come dicevo in apertura ho sempre sentito parlare di Fallout NV come il miglior Fallout mai sviluppato. È passato davvero tanto tempo da quando giocai (e platinai) il 3, l’unico altro titolo della serie toccato, e non me la sento ora di sentenziare quale dei due sia il migliore. Mi limito a sostenere che la libertà d’azione e scelte è veramente grande e ben sviluppata. L’atmosfera è riuscitissima, grazie anche al lato artistico di musica e grafica, e non ci si sente mai completamente al sicuro nella zona contaminata. Lato tecnico altalenante che compromette in parte la valutazione della realizzazione.


