Recensione Red Dead Redemption

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Dopo aver terminato Red Dead Redemption 2, recensione qui, mi è salita una voglia matta di ricordarmi la conclusione della storia di John Marston, pertanto ecco qui la recensione del primo capitolo. Red Dead Redemption è un action adventure sviluppato da Rockstar Games collocato temporalmente dopo le vicende del suo seguito e per il quale ho avuto il coraggio di rispolverare la cara vecchia PS3, in quanto non disposto a sborsare 50 euro per la versione Steam (30 quando stava in sconto) e sembra che la versione su emulatore non giri perfettamente.

Come accennato il protagonista è John Marston, ex fuorilegge e membro della gang con a capo Dutch van der Linde che dopo lo scoglimento del gruppo inizia a dedicarsi alla cura della famigllia e del proprio ranch. Questi momenti durano poco, infatti John è costretto a collaborare con le forze governative per poter rivedere sua moglie e suo figlio, che li hanno presi in custodia con lo scopo di usarli per ricattare John affiché rintracci i suoi vecchi compagni e li consegni alla giustizia. O li uccida. Il primo obiettivo è Bill Williamson, rintanato tra le mura sicure di Fort Mercer. John si presenta da solo all’entrata principale in maniera poco furba a dir poco e ci lascia quasi le penne. Ci pensa Bonnie MacFarlane a salvarlo, una rancher della zona, che lo trova ferito gravemente e lo porta da un dottore prima che sia troppo tardi. Nel giro di qualche giorno John si ristabilisce e dopo aver sistemato il debito nei confronti dei MacFarlane aiutandoli nei compiti di gestione del ranch si prepara a un nuovo assalto al forte, questa volta con un piano organizzato, supportato da preziosi alleati e armato di una mitragliatrice gatling. Sfortunatamente Bill aveva già levato le tende, destinazione Messico. La storia si basa quindi sulla continua rincorsa del passato al fine di migliorare il futuro, alla ricerca della redenzione.
John è un uomo che vuole mettere da parte un passato burrascoso caratterizzato da furti e omicidi per dedicarsi a una nuova vita tra pascoli di mucche, battute di caccia, coccole in famiglia, soprattutto per dare a suo figlio una possiblità di un futuro che meriti di esser vissuto, lontano dalla criminalità, lusso che né lui né Abigail (la moglie) hanno avuto durante la loro infanzia e adolescenza. John è duro e pragmatico, dotato di cuore d’oro (a dir la verità dipende molto dalle scelte compiute dal giocatore durante il playthrough, gestite da un modello di onore/disonore) disposto a tutto per il benessere della famiglia, anche tradire i suoi vecchi compagni che una volta condividevano una certa moralità, anche se forse solo all’apparenza.
Soliti livelli Rockstar alti per quanto riguarda la scrittura di dialoghi, ricchi di carattere e ironia, e personaggi, sia principali che secondari.

Nonostante i 30 frame ballerini e i 720p della PS3 (anche se leggendo un articolo di digitalfoundry sembra girasse a 1152×640) devo ammettere che l’esperienza di gioco sia stata meno traumatica di quanto mi aspettassi, considerato il passo indietro dopo aver giocato RDR 2 in 4k. La grafica regge bene il passaggio del tempo (16 anni). Il colpo d’occhio per i bei scorci e l’effetto wow ci sono. La scelta di colori grigi, marroni e scuri in generale è azzeccata. Effetti di polvere sul pezzo. Atmosfera incredibile e come già ne parlavo nella recensione di RDR 2, le lande desertiche battono la ricca vegetazione.

Effetti sonori e OST di qualità elevata, nessun problema da segnalare.
RDR dura poco meno di 20 ore e le missioni spalmate su questo lasso di tempo godono di un ottimo ritmo che invogliano il giocatore a farne una dietro l’altra. Ci sono molti missioni/eventi secondari che intrattengono e rallentano, in modo positivo, la narrazione. Ho notato però una certa monotonia e una struttura molto simile a lungo andare. Minigiochi presenti: five finger fillet, liar’s dice, poker, blackjack, braccio di ferro, lancio del ferro di cavallo.

Per tutta la recensione ho inevitabilmente pensato e paragonato RDR al suo seguito. Onde evitare dubbi giocai comunque questo capitolo quando uscì la versione GOTY PS3 che comprende tutti i dlc, tra cui Undead Nightmare (ne parlo brevemente in chiusura). C’è poco da dire. RDR 2 è migliore sotto ogni punto di vista, tranne per l’ambientazione. Non è stato pesante o faticoso (ri)giocare il predecessore poco dopo aver completato il capitolo superiore tuttavia. Il gameplay è molto più snello e veloce in tutto ed è stato piacevole sfrecciare con i cavalli dopati a discapito del realismo. Lo shooting funziona bene anche se l’aggangio al limite del cheat rende tutto troppo semplice, senza contare il deadeye, che è un ulteriore aiuto, ben calibrato però.
Gioco realizzato ottimamente che permette al giocatore di vivere appieno un’emozionante avventura western, con il tema della moralità e della giustizia sempre in discussione. L’open world è ambientato in una mappa di buone dimensioni che però non sempre premia l’esplorazione. Shooting semplice ma efficace.

In conclusione, RDR è un ottimo action adventure che gode di un open world ricco di elementi (per l’epoca) impreziosito da un’atmosfera pazzesca da film western supportato da un’ottima colonna sonora. Il gameplay è molto “arcade” ma non è un male. Nonostante il tempo si lascia giocare ancora molto facilmente e per la storia ne vale (ancora) assolutamente la pena.

P.S.
Piccolo appunto per parlare brevemente dell’espansione Undead Nightmare. Sull’onda della moda di quegl’anni, il western incotra gli zombie e l’accoppiata è discreta. Sono condizionato dal fatto che io non sia un amante del genere, bisgogna esplicitarlo, ma rimane comunque una buona scusa per giocare ancora qualche ora a Red Dead e sparare molto (molto) di più. Neo che sicuramente segnalo è la ripetitività dell’uccidere le orde, che popolano praticamente ogni cittadina del gioco e che possono riconquistare dopo un certo periodo. Narrativamente intrattiene e vengono ripresi diversi personaggi che ci hanno accompagnato durante la campagna principale.