Recensione The Witcher 2: Assassins of Kings

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The Witcher 2: Assassins of Kings è un action RPG sviluppato da CD Projekt RED che continua a narrare la storia di Geralt di Rivia esattamente dal punto in cui si conclude il primo capitolo (qui la recensione), senza troppe sorprese.

Geralt blocca un tentativo di omicidio il cui obiettivo era il re Foltest, regnante di Temeria, e scopre che l’attentatore è uno witcher. Non può però interrogarlo in quanto il salvataggio del re ha comportato l’eliminazione di questo personaggio misterioso. Qualche tempo dopo, Geralt, momentaneamente rimasto al soldo di Foltest, si ritrova invischiato in un susseguirsi di eventi che hanno come risultato finale la sua incarcerazione in quanto sospettato proprio dell’omicidio del re, questa volta morto per davvero. Vernon Roche, capo delle forze speciali di Temeria, lo interroga per capire come si sono svolti i fatti, facendo rivivere al giocatore quei momenti che hanno portato alla dipartita di Foltest in questo prologo. Si scopre così che dopo aver affrontato e battuto in battaglia le forze della casata La Valette, un drago irrompe sulla scena, sembra a sostegno dei perdenti. Geralt e Foltest, inizialmente in compagnia di Roche, scappano alle grinfie della bestia e raggiungono l’obiettivo ultimo del re: arrivare ai suoi figli illegittimi, Anaïs e Boussy, avuti con Maria Louisa La Valette, tenuti al sicuro da un monaco. Quest’ultimo, appena si presenta l’occasione, assassina Foltest. Subito dopo, senza esitazione si lancia dalla finestra della torre per raggiungere una barca che naviga nel fiume sottostante, guidata dagli Scoia’tael. Vernon crede alle parole di Geralt e lo aiuta nella fuga dalla prigione consegnadoli le chiavi che lo incatenano, anche se dovrà provvedere in autonomia da qui in avanti. Una volta scappato Geralt s’imbarca, in compagnia di Vernon e Triss Merigold, verso Flotsam in una nuova avventura alla ricerca dell’assassino di re. Oltre a questa ricerca, si aggiunge quella del recupero della sua memoria, mentre si ritroverà coinvolto in intrighi politici concernenti il futuro dei regni dei territori del nord.

Si aggiungono al roster nuovi personaggi man mano che il palcoscenico della storia passa dal singolo regno di Temeria a quello più ampio del continente che comprende i paesi confinanti. Tra i più importanti cito: Vernon Roche, braccio destro di Foltest che si rivela un prezioso aiuto per Geralt; Iorveth, elfo che sovrintende le fila di un gruppo radicale degli Scoia’tael e famoso come criminale per il massacro di innumerevoli uomini; Philippa Eilhart e Síle de Tansarville, incantatrici e colleghe di Triss, che nascondono una congiura per ribaltare l’equilibrio dei poteri; Letho, lo witcher assassino che cela diversi segreti e rivelazioni importanti; Saskia, donna pura con il sogno di instaurare un nuovo stato nel quale possano vivere liberi e in armonia uomini, elfi e nani senza discriminazioni. Ritornano le persone più vicine a Geralt: Dandelion, Zoltan Chivay e Triss Merigold. Viene inoltre introdotta la figura di Yennefer, donna molto importante per Geralt che sarà sicuramente approfondita in The Witcher 3.
La trama fa un passo indietro rispetto a The Witcher 1, in particolare per quanto riguarda il pacing con il quale vengono presentati gli eventi. La battaglia del secondo capitolo, nonostante molti fatti rilevanti ancora da svelare, viene presentata con un climax praticamente da finale, esaltandone l’epicità ma allo stesso tempo mettendo in sottotono ciò che ne segue. L’epilogo si conclude con un filmato che anticipa gli eventi del seguito ma la gestione di come ci si arriva lascia a desiderare, risultando in uno spiegone, sacrosanto, che chiude il cerchio a un ritmo inadatto. Una pecca che però non abbassa di molto il valore complessivo.
Per il resto tutto quello che c’era di buono nel primo gioco rimane buono nel secondo, e si aggiunge una regia migliore delle cutscene, più cinematografiche e spettacolari.

Buona grafica che non sente per niente il peso del tempo. Non posso dire di essere troppo abituato al path/ray tracing in quanto sono pochi i giochi che ne beneficiano e di cui ho fruito finora, fatto sta che l’illuminazione riesce comunque a fare il suo lavoro abbastanza bene. CDPR per questo titolo ha sviluppato il proprio motore grafico, il RED engine, che ho già avuto il piacere di gustare in Cyberpunk 2077 (recensione qui). Oltre alla gestione delle luci, la resa dell’acqua è eccelente, le animazioni convincono, il frame rate è stabilissimo. Il character design è migliorato ma ancora discreto e nulla più. Invece i mostri sono bellissimi e più grandi in numero. La scelta di colori più caldi e saturi stona con le tematiche affrontate e l’atmosfera.

OST ok, leggero passo indietro ma scelte comunque azzeccate. Gli effetti sonori sono invece decisamente buoni ma talvolta i suoni che donano spessore e maggior dettaglio all’ambiente risultano fuori luogo. Per esempio, in una scena in cui si mostra una pubblica impiccagione in piazza, si ode il fastidioso e continuo canto degli uccelli che popolano le vicine foreste. Ciò è dovuto al fatto che i dialoghi/cutscene sono in tempo reale e questi effetti di sottofondo, benché abbiano il loro perché nel mondo di gioco, stonano durante i momenti narrativi. Doppiaggio sempre di livello.

Ho concluso TW2 in 23 ore, dedicandomi anche alle side quest. Partiamo da quest’ultime: ridotte, per fortuna, in numero ma aumentate in qualità media. Sono missioni che aggiungono sostanza e contesto alla narrazione, ponendo le basi per le tanto osannate side di TW3 (mi baso sul sentito dire). Durata molto buona.
Il ritmo medio è ok ma come già detto prima, la gestione dei segmenti finali è da rivedere. Progressione invece giusta: man mano che si livella e si va avanti si diventa sempre più forti in misura adeguata. Rigiocabilità strettamente legata a quanto si vuole esplorare i risvolti che bivi offrono. Poche scelte, tuttavia, impattano veramente lo scorrere degli eventi, ma quando succede l’impatto si nota eccome. Esiste la possibilità di importare il salvataggio di TW1, anche se ciò si converte in alcuni dialoghi che accennano al proprio operato e basta (non ne sono sicuro).
I minigiochi sono i medesimi: poker con i dadi con la novità che i dadi possono saltare fuori dal campo di gioco se lanciati con troppa forza, perdendo di fatto un valore nel conteggio dei punti; scazzottate, che sono state trasformate in quick time event. Si aggiunge braccio di ferro, in cui dobbiamo tenere un indicatore entro i limiti di una barra fino alla vittoria.

I quick time event sono presenti per gestire le fasi di combattimento di quelle rare volte che Geralt viene alla mani, anche al di fuori del minigioco. Sono utilizzati inoltre per gestire alcune fasi degli scontri contro i boss. Mai stato fan dei QTE e la loro implementazione in TW2 è discutibile. I boss d’altro canto hanno un loro perché e affrontarli alla leggera non è una buona idea. Ma soprattutto inducono quella sensazione di epicità che meritano. La pecca risiede nel fatto che di boss ce ne stanno pochissimi. Guardiamo il lato positivo, meglio pochi ma buoni.
Il combat system vede grosse modifiche. Ora è possibile descriverlo propriamente action. Le armi principali rimangono quelle, spada d’acciaio e d’argento, e si impiegano con un attacco potente o uno leggero. L’azione di questo sistema sacrifica quella componente tattica che prima era prevalente, con un discreto risultato finale. La magia mi ha dato la sensazione di essere più rilevante, anche se sono ricorso a una build “spadaccina” e mi affidavo principalmente al Quen, la barriera magica che assorbe i danni ricevuti. Presenti il dodge e il parry, quest’ultimo da sbloccare tramite lo skill tree livellando. Lo skill tree non si discosta troppo dal predecessore.
L’alchimia rimane un punto fisso per lo witcher. Non ho compreso però la scelta di non poter bere le pozioni durante i combattimenti, cosa che in TW1 era possibile, e relegare tale possibilità soltanto nelle fasi di meditazione. Per fortuna ora ogni luogo è adatto a questa pratica, che serve per quattro azioni: livellare, ricorrere all’alchimia, bere pozioni e far trascorrere il tempo (sempre diviso in quattro segmenti).

L’esplorazione resta un punto negativo. Pochi incentivi e vantaggi a gironzolare qua e là. Si può correre stavolta ma la velocità di movimento rimane comunque bassa. Non vedo l’ora di cavalcare in TW3. Il mondo di gioco è, ancora una volta, racchiuso in grandi livelli ciascuno limitato a un certo capitolo. Questo spazio è gestito molto bene però, superficie totale ridotta ma zone più dense di dettagli e attività che non richiedono infinite scarpinate. Level design promosso.
L’IA dei nemici sa il fatto suo e i combattimenti, specialmente all’inizio, richiedono abilità e destrezza. Lanciarsi all’impazzata verso un branco di Nekker non è una grande idea.
Tutte le missioni sono consultabili nel menù apposito, dove si tiene traccia dei progressi e si seleziona la quest specifica che si vuole intraprendere, in modo tale da abilitare l’indicatore sulla mappa. Per controllare quanto una quest sia vicina a noi (metodo che utilizzo spesso nella selezione) bisogna uscire dall’elenco, aprire nuovamente il menù principale e infine selezionare la mappa (penso sia legato al controller, periferica che ho preferito a MnK a differenza di TW1). Mi aspettavo che la mappa si aprisse in automatico una volta abilitato il marker. Nulla di grave ma sono quei piccoli particolari che fanno perdere tempo e che causano fastidi alla lunga. Un altro quality of life che manca è la gestione dei salvataggi. Inizialmente pensavo non ci fosse l’opzione del salvataggio manuale multiplo. In verità i salvataggi vecchi, compresi quelli automatici, non si sovrascrivono, con la conseguenza di creare una lista chilometrica. Perlomeno è migliorato leggermente il tempismo di quelli automatici.

Un sequel buono che migliora l’aspetto più deficitario, ovvero il gameplay e in particolare il combat system (valutazione ovviamente influenzata dalla mia preferenza per l’action). Porta diversi miglioramenti a tutto tondo, grafica con il suo motore in primis, e qualche fastidio più che problema per visionare quest, inventario, ecc. Perde leggermente di atmosfera dark per la scelta artistica. La storia, o meglio la trama, risulta meno avvincente e anticlimatica. Tutto sommato la realizzazione è più che sufficiente.

In conclusione, The Witcher 2 è un degno seguito che amplia e approfondisce trama e world building, che pecca in questo campo per il pacing degli eventi finali. Il gameplay funziona ma non raggiunge vette elevate. Buon action RPG che prepare il terreno per il gran finale della trilogia di Geralt di Rivia.