Recensione A Plague Tale: Innocence

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A Plague Tale: Innocence è un videogioco sviluppato da Asobo Studio che trovo difficile rinchiudere nel recinto di un singolo genere. Gioco d’avventura è probabilmente l’etichetta più sicura e generica a cui si possa fare affidamento. È un mix, ben riuscito, di walking simulator, puzzle, stealth e horror. Ognuna di queste componenti è discreta e dimenticabile ma come insegna la scuola della Gestalt, il tutto è diverso dalla somma delle parti.

Alicia de Rune, la protagonista, è una ragazza appartenente a una famiglia di ceto nobile. I de Rune vivono in una reggia e dispongono di una servitù fedele. Alicia ha un fratello minore di nome Hugo con cui ha pochissimi contatti diretti perché malato di un misterioso male. La madre Beatrice dedica gran parte del suo tempo alle cure necessarie. La trama inizia con Alicia impegnata in una battuta di caccia assieme al padre Robert e al cane Lion. Quest’ultimo a un certo punto inizia a inseguire un cinghiale ferito dalla ragazza e nel farlo si allontana dalla padroncina. Seguendo le tracce di sangue lasciate dal suino, Alicia lo raggiunge e trova una carcassa dilaniata, poco più avanti Lion in agonia. Una buca nel terreno lo inghiotte e il padre esorta rudemente la figlia di rientrare di corsa a casa. Alicia si precipita dalla madre che in un primo momento la scaccia via ma qualche istante dopo si presentano degli ospiti indesiderati nel cortile e affida Hugo alla sorella. Alicia si affaccia alla finestra e scorge i malintenzionati approcciare il padre e ucciderlo. Il loro obiettivo è proprio Hugo, dotato di un misterioso potere che sarà l’elemento cardine del prosieguo degli eventi. I giovani de Rune riescono a scappare dalle grinfie di questi soldati e seguendo le indicazioni della madre si dirigono verso la fattoria di Laurentius, un medico che stava studiando il caso del piccolo e che inizierà a dissipare i dubbi sorti finora. Laurentius è in compagnia di Lucas, un ragazzo apprendista che si unirà al gruppo. Mi fermo qui per quanto riguarda la trama, ben sviluppata e con i suoi momenti emozionanti.
I personaggi presentano una caratterizzazione e uno sviluppo buoni nonostante non mi convica del tutto l’età media dei protagonisti: sicuramente il tipo di eventi e traumi che hanno segnato una frazione così precoce della vita spinge una persona a maturare e presentare tratti più adulti prima ma resta il fatto che tante delle loro imprese (oltre ai tre nomimati prima si aggiungono più avanti altri ragazzi) risultano incredibili e assurde, anche considerando che il realismo non sia il cavallo di battaglia della produzione. Sorvolando questo piccolo appunto la storia nell’interezza di trama, personaggi, regia e world building è realizzata molto bene, per me una vera sorpresa.

Graficamente il livello è alto, complice la natura lineare e la poca complessità dei livelli di gioco. I volti sono ricchi di dettagli ma non riescono a esprimere completamente il carico emozionale delle situazioni. Gli effetti di fuoco e luce/ombra sono ben resi oltre a essere elementi importanti sia narrativamente che ludicamente. Direzione artistica di spessore che si manifesta ottimamente nell’atmosfera medievale: ogni screenshot è un piccolo quadro. HUD minimale che aumenta l’immedesimazione e l’efficacia della direzione cinematografica.

Sonoro ok, classiche musiche adatte al contesto in cui sono orchestrate. Gli effetti sonori svolgono il loro compito senza infamia né lode. Tracce più cupe e ansiogene per i momenti più sinistri e carichi di tensione.

Il gioco dura attorno alle 10 ore. Durata giusta con un ritmo calibrato bene. Considerata la struttuta lineare la rigiocabilità è minima. I collezionabili disponibili sparsi qui e lì aggiungono dettagli del mondo di gioco attraverso descrizioni degli stessi e dialoghi tra i personaggi. Poca roba comunque.

In apertura ho introdotto che il gameplay vanta una composizione “multi modale”. I primi momenti sono sezioni di walking simulator che introducono i personaggi della storia. A seguire fasi stealth semplici in cui Amicia si nasconde dai soldati. Più avanti fanno la loro comparsa i ratti, emblema del gioco e rappresentano le sezioni (survival) horror. Nei vari spostamenti Amicia dovrà aprire porte e superare ostacoli dopo la soluzione di puzzle ambientali. APT: Innocence non è certamente il primo titolo che porta mecceniche di diversi generi e le amalgama all’interno dello stesso contesto videoludico. Riesce però a farlo in maniera ottima e dando il giusto peso a ciascuna di esse.
Alicia corre per scappare dalle minacce per piccoli tratti, si accovaccia per rendersi meno visibile, si affida a una fionda per spostare l’attenzione su punti mirati lontani da lei o per colpire in testa mortalmente nelle situazioni più critiche. Sarà quasi sempre accompagnata da Hugo e ciò renderà il loro legame sempre più forte.
I ratti si muovono sempre in gruppi enormi e si muovono come un’onda pronta a travolgere le altre fonti di vita biologica, umani o animali che siano. La loro debolezza naturale è la luce e infatti il giorno è molto più sicuro della notte. Ciononostante Alicia si muoverà spesso in luoghi aperti e poco raccomandabili anche quando ormai le tenebre la fanno da padrone e dovrà prestare attenzione non solo ai famelici roditori ma anche all’inquisizione, la milizia che continua la ricerca del piccolo Hugo. Contro queste minacce si imparerà a familiarizzare con l’alchimia per produrre dei composti chimici da impiegare come proiettili, da selezionare attraverso un menù radiale e craftabili con l’impiego delle risorse sparse in abbondanza nei livelli. Alcuni di questi proiettili sono: Devorantis, che forza i soldati più corazzati a togliersi l’elmo rendendo la testa un punto debole; Luminosa, una potente granata flash che sprigiona anche delle piccole fiamme e vaporizza i ratti; Odoris, che attira i sorci nel punto in cui cade per qualche secondo. L’arsenale di Alicia è importante sia nella fasi stealth sia per risolvere i puzzle ma anche nelle sessioni più esplorative di camminata.
La difficoltà è tarata molto verso il basso considerando il livello normale, non ci sono mai momenti realmente sfidanti. Lo stealth è basilare, i puzzle sono elementari, i nemici non godono di un IA brillante. Eppure tutto funziona.

Realizzazione molto buona quindi, con il mix di gameplay che si incastra elegantemente nel contesto narrativo di una storia che intrattiene ed emoziona. Graficamente e aristicamente ottimo. Si respira la minaccia delle peste e dei ratti da ogni anfratto. La durezza del contesto ambientale mostra quanto l’essere umano possa diventare disumano quando la vita viene messa in gioco costantemente. Non male per il primo gioco maturo di uno studio il cui curriculum pullula di trasposizioni videoludiche di film Disney.

In conclusione, il team di Asobo con APT: Innocence permette ai giocatori di vivere un’avventura cruda caratterizzata da diverse meccaniche di gameplay che prese singolarmente non valgono il prezzo del biglietto, ma che nell’interezza del prodotto convincono, grazie anche al supporto di una grande direzione artistica.