Per la recensione di oggi voglio provare un approccio diverso meno rigido e strutturato e più snello e veloce, più contenuto in termini di caratteri e parole. Questo perché ritengo che uno spazio ridotto sia la soluzione ideale per parlare di un videogioco atipico e breve come SUPERHOT.

Si tratta di un puzzle game con meccaniche FPS in cui l’obiettivo è di uccidere i nemici rappresentati da sagome rosse antropomorfe prima che questi uccidano noi. Il rosso è usato come colore che cattura subito l’attenzione essendo l’unico colore che sbilancia il minimalismo dato dal bianco prevalente e il nero degli oggetti utilizzabili dal giocatore. Si parte disarmati in genere e per completare i livelli dovremo colpire con pugni i nemici vicini per far loro perdere il controllo delle armi e fregargliele o ricorrere a bottiglie, palle da biliardo, posaceneri, telefoni da lanciare dispiegati qua e là. La gimmick principale è la gestione del tempo che si muove lentissimo quando stiamo fermi e procede a velocità “normale” quando ci muoviamo o spariamo. Il gameplay è buono ma resta limitato principalmente dal level design basico e caratterizzato da brevità marcata dei percorsi. Pochi dei livelli appagano veramente una volta completati. L’abilità di impossessarsi dei corpi degli altri, regolata da un cooldown importante, a cui si accede nelle fasi più avanzate aggiunge varietà e creatività alla soluzione dei puzzle e si lega alla narrazione. La storia c’è e ha il suo perché ma rimane limitata. SUPERHOT del resto si completa in due ore circa, nelle quali sarebbe complicato contenere una storia di rilievo. “Esperienza” carina che ci sta, mi ha ricordato quel mostro sacro di Portal anche se quei livelli qualitativi non vengono mai raggiunti. Consiglio di acquistare in sconto, il prezzo pieno attuale di 22 euro mi sembra decisamente elevato.



